Alla ricerca del tesoro

Quello che sto notando in modo crescente è la necessità di ogni persona di ritrovare se stessa e di comportarsi secondo quello che sente.

Sembra scontato, sembra un concetto ormai sentito molte volte nella ricerca spirituale. E così è, per certi aspetti. Eppure c’è un nodo che ostacola la vera realizzazione e dentro a cui le persone iniziano a sentirsi scomode. Quello che spesso manca, nella pratica spirituale, è un vero contatto con la propria interiorità. In nome di dogmi spirituali, di regole prese da un maestro, di imperativi cosmici, si tende a compiere un semplice spostamento da una religione all’altra, da un dio ad un altro, da una disciplina ad un’altra, da un ideale all’altro, divenendo seguaci di questa o quella corrente spirituale, che promette il raggiungimento della luce suprema, facendo del proprio meglio per comportarsi come i dettami di quella corrente impongono. Questa è schiavitù, ben lontana dalla tanto anelata felicità.

Tutto è utile per la ricerca interiore. E tutto è di ostacolo. Dipende da come lo si utilizza.

Togliere dalla parete la foto di Gesù e sostituirla con quella del Buddha non garantisce il successo spirituale. Pendere dalle labbra di qualcuno è pendere dalle labbra di qualcuno, chiunque esso sia. Spostare l’attenzione da se stessi a qualcun altro è spostare l’attenzione da se stessi a qualcun altro. Usare le parole di qualcun altro è usare le parole di qualcun altro. Qualunque sia il filone seguito, esso è esterno alla persona. Proiettare è facile, spesso automatico, e capita di trovarsi ad adorare questa o quella disciplina, trasferendo su di essa la propria forza, lasciandola al di fuori di se stessi come un anelito da raggiungere, un oracolo da seguire, un genitore sempre presente che indica la via, favorendo così il progressivo calo di autostima e l’allontanamento da se stessi.

 

Verso la luce

 

Un buon maestro, una buona disciplina, un onesto messaggero invita sempre la persona a diventare autonoma, non impone regole bensì fornisce nuovi spunti, guida verso una visione liberatoria e suggerisce l’ascolto interiore, affinché la persona possa liberarsi delle idee prese in prestito ed inizi a creare una vita che sia in armonia con il proprio sé.

Per ogni persona la vita è diversa, ci sono impegni, relazioni, desideri, idee e passioni diverse. Ogni persona è unica e nessuna regola, nessuna frase, nessuna preghiera può andare bene per tutti.

Una vera ricerca interiore accompagna verso l’esplorazione di sé, guida nelle zone oscure, fornisce strumenti per affrontare paure, spettri, resistenze. Andare dentro se stessi è dura, emergono vergogne, disagi, ricordi, tradimenti, convinzioni consolidate che spingono nella direzione della chiusura. Quando vai dentro di te, scavi e spesso non sai cosa troverai. Il viaggio è con te stesso e con il tuo vissuto.

In questo viaggio, ritrovi talenti, desideri, passioni e capacità nascoste, messe da parte, che sono rimaste in attesa di un tuo sguardo. Qui avviene la magia, la possibilità di mettere te stesso in quello che fai. In questo momento, quando trovi il tesoro, puoi portarlo in superficie ed arricchire la tua vita.

Il percorso di ricerca è del tutto individuale. Ogni disciplina fornisce spunti, suggerimenti, visioni e strumenti utili per questa ricerca.

Null’altro c’è che andare dentro alla ricerca del tesoro.

 

Rossella

Fiore fucsia

Qual è il tuo segreto?

Tutti nascondiamo qualcosa di noi stessi. Da piccole bugie a scheletri nell’armadio, chi non ha mai celato una parte di sé? Chi non ha mai fatto finta di non vedere? E tu, cosa stai nascondendo ora? Qual è la parte di te che non esponi, che tieni nel cassetto, che vivi solo nel mondo intimo della tua immaginazione?

Quello che stai nascondendo resta nell’ombra.

Ecco come si formano i tuoi malesseri, quelli che chiami disagi, malanni, problemi, sintomi, grattacapi. Nascono tutti da lì: dalla parte di te che tieni nascosta. Quello che si muove alla luce del sole è libero, rimane fluido e in totale apertura verso quello che c’è. Ma l’ombra… la parte nascosta… quella trattenuta, velata, talmente protetta da non poter quasi respirare… quella parte… come sta quella parte?

Come sta quella tua verità che hai paura di mostrare?

Quella parte vive in conflitto, sta male, si oppone, scalpita, si manifesta con i pesi, i disagi, i sintomi, le malattie, i problemi. Diventa un mostro perché non vede mai la luce, non riceve amore, è privata delle cure, non si sente dire complimenti e non è spronata a crescere. Chiunque diventerebbe un mostro sofferente in queste condizioni.

Così, qual è la parte di te che nascondi?

Di cosa stai privando il mondo?

Quella tua parte è una benedizione, una meraviglia, un fiore che desidera sbocciare… perché non permetti al mondo di vederlo, di ammirarlo, di ripagarlo, di nutrirsi della sua bellezza?

Può darsi che tu sia stata ferita. Può darsi che tu abbia già provato a mostrare quella parte nel tuo modo unico e speciale. Può darsi che la persona a cui l’hai mostrata non sia stata in grado di apprezzarla. E così non l’hai fatto più. L’hai nascosta e rinchiusa nel posto più oscuro di te.

Ma sai… ci sono tante persone nel mondo… non tutte vedono le cose allo stesso modo, non tutte apprezzano le stesse cose, non tutte possono accogliere con gioia quello che tu offri loro. Ci sono tante persone nel mondo. Tante persone che attendono il tuo dono e che ne hanno bisogno.

La prima di queste persone sei tu.

Puoi iniziare a vedere quella tua parte. Inizia a riconoscerla, ad apprezzarla tu stessa. Inizia a goderne nel tuo intimo. Inizia ad immaginare di poter vivere quella parte in totale libertà. Inizia a sentire che quella parte è bella nel suo essere vera, così com’è. Immagina che ci siano persone che sanno apprezzarla in modo puro. Vedi te stessa mentre lasci fiorire quella parte e sei presente a te stessa, nel pieno delle tue forze e della tua consapevolezza.

Sentiti grande, adulta, tranquilla, solida. Senti che sei presente a te stessa, che la tua parte fluisce con spontaneità, che è un’onda che in modo naturale nasce da te e si diffonde nel mondo. Il mondo è felice e ne è nutrito.

Tutti abbiamo delle parti nascoste, che compongono la nostra ombra. Tutti abbiamo bisogno di vedere persone coraggiose e amorevoli che mostrano se stesse in tranquillità, in fiducia. Tutti abbiamo dei segreti che vorremmo condividere…

 

E tu… qual è il tuo segreto?

 

Sinistra

Vanità, il mio peccato preferito!

Così dice il diavolo e così lui si diverte a farci cadere nella trappola, come ingenui Narcisi che ogni volta cedono al proprio fascino e crollano per l’ingordigia, frantumando la propria immagine e… affogando. E se questa è mitologia, cari ragazzi, il narcisismo e la vanità sono realtà di tutti i giorni. Ma non sono confinate nella vicina di casa che esce in minigonna, nel collega che si fa bello con la segretaria del capo, o nella coinquilina che occupa il bagno per mezza giornata. No, cari. La vanità è pecca di ognuno di noi, anche i più inciabattati. E su questo smodato bisogno di ricevere complimenti, lusinghe, attenzioni, conferme al proprio valore, ruota tutto il mercato mondiale. Già. Presi in trappola dalle nostre stesse debolezze.

 

Ora, chissenefrega se la più famosa marca di bibite cerca di venderci il suo ultimo ritrovato in fatto di bollicine che ti stimolano anche quello che non si può dire… non è questo il punto. Ognuno fa il proprio gioco. Il punto, fondamentale, vitale, ornamentale… visto che parliamo di vanità… è che passiamo spesso il nostro tempo cercando palliativi alla nostra insicurezza personale. Eh… su su… prendiamo tutti un bel respiro…

 

Quante volte ti è capitato di prendere in mano il telefono pensando: “Vediamo se qualcuno mi ha scritto…”, “Vediamo se qualcuno ha commentato…”, “Vediamo in quanti hanno visto la mia foto…”… molte volte, vero? Sì. Questa è vanità. Ovvero la ricerca di situazioni, oggetti, cose varie che rinforzino l’idea del proprio essere belli, bravi, capaci, intelligenti, amati, voluti, eccetera eccetera eccetera…

 

Oh! In questo momento, scoccano le ore 15.15…

… guarda un po’…

… parli del Diavolo…

XV - Il Diavolo

 

“Vanità, il mio peccato preferito!” è l’eccezionale battuta che Al Pacino sfodera alla fine del film “L’Avvocato del Diavolo”, fissando con la cera lacca quella ruota di agghiaccianti e allo stesso tempo bollenti situazioni, scelte, relazioni e compromessi che conducono all’esasperazione, alla morte del cuore, alla distruzione dell’essere, alla perdita dei propri valori personali… tutto per sentirsi dire: “Bravo!” e quindi colmare quella voragine emotiva che è la carenza affettiva.

 

Al Pacino Taglio

 

Ora, se Narciso è mitologia e Al Pacino è cinematografia… la vanità e la voragine emotiva restano sempre cose di tutti i giorni. Sulla guarigione del vuoto emotivo rimando ad altri momenti… per oggi mi basta far soffermare la vostra attenzione su quanto quello che fate sia frutto della vostra gioiosa e amorevole verità interiore e quanto invece nasca per colmare un senso di vuoto che fa molto molto male. Siamo qui per trasformarci, quindi state tranquilli… tutto si risolve… iniziamo dal primo passo, ovvero fare attenzione a quello che succede davvero dentro di noi. Poi da lì, si compie tutto il resto…

 

Siate fiduciosi, l’Angelo della Guarigione è sempre dentro di noi… però… anche Lucifero era un Angelo… mmmh… e così scopriamo che anche il Diavolo è dentro di noi!! ODDIIIIIIOOO!!!!

 

… ma magari del Diavolo parliamo un’altra volta…

 

Andate in pace.

 

Amen.

 

Rossella

 

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Ricchezza ed autonomia

Un viaggio verso la creazione di se stessi nel mondo.

 

Lucius racconta la sua esperienza di risollevamento da uno stato di miseria materiale, che era in fondo una miseria dell’anima…

 

Ho indagato molto nel mio animo e nella mia vita per comprendere quale fosse la radice della mia difficoltà con la materia, con i soldi, con le cose… ho osservato il mio cielo astrologico, ho scrutato i simboli che si presentavano nella mia vita, ho interrogato i Tarocchi, ho letto libri e racconti di chi ci era passato prima di me… tutto mi ha dato valide risposte, che sono state pezzi di un puzzle che con il tempo è diventato sempre più chiaro e risolutivo, ma non ancora completo… Poi una mattina, nel caldo di una stagione che iniziava a risvegliare gli animi, ho avuto un pensiero molto semplice… ma così vero nel suo essere viscerale…

Così ho scritto ad una persona a me cara con cui condivido spesso le mie riflessioni… e le dicevo…

“Rispetto al concedersi la ricchezza e la materia… Abbiamo un’esperienza d’infanzia in cui “a noi no”, senza un reale motivo, se non quello del “non si può”, per una semplice mancanza di fondi. Eravamo inermi di fronte a questa affermazione, non era una questione di meriti, non dipendeva da quanto eravamo bravi o giudiziosi. A noi no e buona lì. A confronto di altri compagni di scuola a cui invece sì, solo perché potevano. Senza appunto un reale motivo. Una specie di giudizio universale in cui c’erano i buoni e i cattivi, i ricchi e i poveri, i belli e i brutti. Un giudizio superiore divino contro cui non potevi fare niente. Poi è chiaro che sotto c’era altro, che stiamo scoprendo ora, ma per il nostro io bambino c’è solo “a me no”, con al massimo un’aggiunta del “i ricchi sono quelli cattivi”, tanto per salvarsi e darsi un qualche palliativo alla sofferenza.

Ora, quello che possiamo fare è riconoscere che non siamo vittime di un dio spietato, bensì siamo noi il dio e il creatore, siamo noi a scegliere la nostra vita… e possiamo iniziare a respirare un’aria nuova di un “sì” che include la ricchezza e la materia disponibile per noi, sentirci parte di quel flusso che circola… e sono certo che anche la nostra circolazione, appunto, sanguigna e linfatica ne beneficerà.

Allo stesso tempo è utile onorare sì la materia, ma vederla come uno strumento, toglierla da quel trono immenso di importanza, su cui trasferiamo il nostro potere e la nostra sicurezza, e riconoscerla come una cosa semplice che ci passa tra le mani e ci aiuta nell’evoluzione, nel percorso qui sulla terra. Alleggerire la materia, renderla fluida e in movimento… che il peso è solo un’apparenza. Come dimostra il mio gatto che sembra pesante perché è grosso, ma quando vuole balza sui ripiani alti con un sol colpo, oppure diventa un macigno se non vuole essere spostato da dove è. Anche il peso è una questione di approccio…

Poi, ricchezza ed autonomia vanno di pari passo all’età adulta, perciò significano distacco dai genitori. Se c’è un rapporto molto stretto con loro, una fedeltà ai loro modi e insegnamenti, promesse, aspettative o bisogno di recuperare il nutrimento mancato durante un’infanzia difficile, il distacco è faticoso. Ma possibile. E non è necessario separarsi da loro o rinnegarli, anzi. È molto utile sentire la loro forza dentro di noi e proseguire verso la realizzazione di qualcosa di molto bello che li includa, sapendo che non ci è necessaria la loro approvazione, loro possono non capire o non condividere le nostre scelte. Sono in fondo individui diversi da noi e liberi di operare come meglio credono. Quello che ci serve è sentire la loro forza nel nostro sangue, riconoscere che siamo vivi anche grazie a loro, e muoverci per far evolvere quello che loro hanno cominciato creando noi.

 

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Dopo aver terminato la lettera, ho guardato l’orologio. Segnava le 08.08. Ho sorriso… in questo periodo sto vedendo spesso il numero 8… che mi è familiare. Il sole nel mio cielo astrologico si trova in casa 8, arricchita da altri importanti pianeti. Sono nato il 26, che i cabalisti considerano il numero di dio, 2+6=8. La somma del mio giorno e mese di nascita produce 8. Il mio anno di nascita finisce con 8. E altre cose… Il numero 8 è composto da due cerchi di egual misura, sopra e sotto. Rappresenta appunto il “sopra come sotto” e ricorda l’importanza di vivere lo spirito allo stesso modo della materia e viceversa. A mio avviso è un numero di ricchezza, proprio perché considera la materia alla stregua dello spirito, ricorda che l’una senza l’altro è puro peso e avidità, consuma l’anima. Allo stesso modo, lo spirito senza materia porta al deperimento fisico. L’8 ci ricorda che i piani sono distinti ma uguali. Il prima e il dopo, il passato e il futuro, il sopra e il sotto, il dentro e il fuori… sono tutte proiezioni della stessa verità, opposti che danzano e confluiscono l’uno nell’altro, in un eterno movimento di creazione.

Grazie a tutto questo, stamattina mi sento meglio, più leggero e in una grande gioia del poter realizzare quello che sono, mi sento felice, sento che la forza creativa sta circolando dentro di me… 

Grazie!

 

E adesso Lucius continua la sua vita come se avesse una bacchetta magica tra le mani… come se fosse lui stesso la bacchetta magica… che genera flussi di creazione luminosi che partono dal cuore…

 

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Ps: Lucius è un personaggio inventato, una scusa per permetterti di immedesimarti in una figura vivente e riconoscere che la sua storia è la storia di tutti… e che anche tu puoi risollevarti.

 

Buon viaggio!!

Rossella

Chiamateci

Chiamateci fannulloni

noi che abbiamo deciso di non romperci la schiena

per uno stipendio misero e una pensione che non c’è

 

Chiamateci sognatori

noi che immaginiamo un mondo in cui si collabora

e si dà valore ad una stretta di mano che sia uguale per tutti

 

Chiamateci dipendenti

noi che siamo sempre attaccati al cellulare

per cercare contatti, confronti e raccontare le nostre opinioni

inascoltate da chi era troppo preso a lavorare

per costruire un mondo che adesso dobbiamo mettere a posto

 

Chiamateci illusi

noi che torniamo alla terra e coltiviamo, raccogliamo,

differenziamo, curiamo, amiamo, accogliamo

 

Chiamateci bambini

noi che scegliamo di non avere figli perché non c’è cibo

e desideriamo esseri da amare anziché braccia per le nostre fabbriche

 

Chiamateci scansafatiche

noi che ci accontentiamo di un panino malfatto e di un letto storto

pur di portare avanti le cose in cui crediamo

 

Chiamateci perditempo

noi che non diciamo sì alla prima proposta

ed esigiamo il rispetto delle nostre doti più vere

 

Chiamateci stolti

noi che abbiamo fiducia nelle persone anziché nel loro passato

 

Chiamateci come vi pare

noi che stiamo aprendo una nuova porta

 

Noi che avremmo bisogno più del vostro sostegno

che della vostra critica

 

 

Mercoledì 15 marzo 2017

ore 9.26

Rossella Schianchi

 

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Il Plesso Solare e la Forza Alchemica

Energia, potenza, vitalità, fiducia in se stessi, coraggio… tutto questo è insito nel nostro Plesso Solare. Ma quanti di noi possono affermare di vivere a pieno queste qualità? Mi duole affermare che per la maggior parte delle persone, tutto questo potere creativo è celato dietro ad una corazza di risentimento, paure, emozioni distruttive, sfiducia nelle proprie qualità e nella possibilità che i propri desideri possano avere un campo di realizzazione.

Il potere è qualcosa che spaventa, il potere è stato identificato con le “persone cattive”, quelle che fanno male al mondo. Eppure il potere è una forza naturale in noi. Siamo quindi degli esseri diabolici e distruttivi? Sì. Ma non solo. Tutto dipende da come decidiamo di usare le nostre energie, ovvero gli strumenti che sono a nostra disposizione. Non esiste una via unica, non esiste una sola possibilità, non esiste un unico e giusto modo di essere. Esiste la capacità individuale di sentire, elaborare, scegliere ed agire. Il mondo è a disposizione di tutti coloro che desiderano mettere se stessi nella creazione.

Quindi, come possiamo esercitare questo potere in modo creativo? Come possiamo essere soddisfatti del nostro operato, nutrirci ed essere pieni di vitalità? Le antiche tradizioni vengono in nostro aiuto e in questa sede desidero porre l’attenzione sui Tarocchi.

Il Plesso Solare, nell’Albero Sefirotico (Albero della Vita della Cabbalah) corrisponde al segno del Sagittario, ovvero al Tarocco XIV – L’Alchimia. Questo luogo mette in relazione la pancia, Yesod, associata alla Luna, Tarocco II – La Papessa, con il cuore, Tipharet, associato al Sole, Tarocco XIX – Il Sole. Ecco come risultano.

 

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Sfera 6 – Tipharet – Tarocco XIX – Il Sole

 

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Percorso 25 – Samekh – Tarocco XIV – L’Alchimia

 

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Sfera 9 – Yesod – Tarocco II – La Papessa

 

Come spesso viene insegnato, è bene partire dal basso. Così, il percorso di manifestazione del proprio potere personale, comincia con la Luna. Ma come… parliamo di potere, di realizzazione, di manifestazione, di spaccare il mondo e inondarlo con le nostre magie… e cominciamo dalla Luna? Eh sì. Curioso… specialmente per questa società che vuole tutto subito, lo vuole perfetto, maestoso e possibilmente in grado di schiacciare tutti gli avversari. Beh, questa società ha molto ancora da imparare… E torniamo alla nostra Luna. Cominciamo dalla sensibilità, dall’ascolto, dalla quiete, dal silenzio, dalla percezione. Cominciamo con il ricevere.

Perché se è vero che la creazione è dare, è anche vero che “cosa puoi dare se non hai nulla?”. Cosa puoi dare se non hai prima ricevuto? Lo so che per la coscienza religiosa bisogna dare, dare, dare, e mai chiedere. Ma le prigioni le lascio volentieri a chi le gradisce. Io preferisco le vie che mi conducono alla verità. Così, passiamo prima dall’ascolto, dal ricevere, dal sentirci amati, accolti, nutriti e voluti. Cominciamo con il chiudere gli occhi, respirare, INspirare (in = dentro), portare dentro l’aria, ricevere la vita, l’ossigeno, le intuizioni. Cominciamo dal nostro subconscio. E accettiamo di essere ricettivi, di essere passivi, di metterci nelle mani della vita. Lasciamoci portare.

Diamo spazio a questa Papessa che siede sul suo trono, detiene la chiave della verità e si pone come canale ricettivo, affinché attraverso di lei le intuizioni possano diventare doni materiali. Yesod corrisponde al secondo chakra, che viene definito “La sacra dimora del sé”, a comprovare – ancora – che è nelle parti basse che risiede la connessione con il profondo… L’autonomia (autonomia = che ha in sé la propria legge) è propria di questo centro.

 

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Una volta che abbiamo ricevuto, abbiamo sentito, abbiamo colto l’intuizione, inizia il processo alchimistico. Già, la via verso l’espressione non è immediata. Anche qui, ci vuole pazienza… qualità poco apprezzata in un mondo frenetico, eppure una dote indispensabile per una vita sana e salva. Il Tarocco corrispondente all’alchimia è il XIV, chiamato anche Arte o Temperanza.

 

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Qui avviene la sintesi alchemica, qui dove c’è l’intestino, dove risiedono quasi tutti gli organi della digestione, qui da dove i nutrienti vengono distribuiti a tutto il corpo. Perché sì, ricordiamocelo, ogni processo energetico è accompagnato da un processo fisico. E viceversa. Corpo e spirito viaggiano insieme e l’anima è nutrita dalla realizzazione dei nostri desideri, che sono i suoi. Tutto quello che facciamo avviene allo stesso tempo su diversi piani. Nulla è separato e tutto è unito, così come insegna la sintesi alchemica. Unire. Unire gli opposti, fonderli insieme, realizzare qualcosa di unico, quell’oro che è rappresentazione della propria luce interiore, della propria verità.

Il Tarocco XIV porta con sé una iscrizione, che si legge alle spalle della figura dalle due teste unite: Visita Interiora Terrae Rectificando Invenies Occultum Lapidem – Visita l’interno della Terra, rettificando, troverai la pietra nascosta (cit. Akron- Hajo Banzhaf). Quel rettificando è a mio avviso la chiave. Rettifica, correggi, aggiusta… quello che vedi non è la soluzione, è necessaria una modifica, una interpretazione, una comprensione, una trasmutazione, per trovare la pietra nascosta.

Così, siamo al processo alchemico, quello più difficile, quello in cui bisogna dosare, restare concentrati, muoversi secondo il proprio intuito e utilizzare tutto il proprio potere magico. Così come fa l’intestino. Ed è proprio qui, nell’intestino, che infatti nasce la nostra forza ed anche la maggior parte dei malesseri, da quelli digestivi, al mal di testa, alle allergie. È l’intestino il nostro motore. Il Plesso Solare è chiamato anche Plesso Celiaco, ovvero dell’intestino, perciò è chiaro come, pur comprendendo molti organi, sia a questo cervello che il Plesso fa per lo più riferimento.

Ah… quanto la sto facendo lunga!! Eppure avrei ancora molto da dirvi… Qualcosa lascerò indietro. Intanto, andiamo avanti. Una volta attuato il processo alchimistico, ecco che finalmente possiamo portare alla luce la nostra intuizione! Ecco che il nostro Sole può manifestarsi! Evviva!!

 

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Il Sole, la luce, la festa, la celebrazione! Il cuore, l’io, la bellezza, il bambino… quello che siamo dentro, Luna, viene alla luce, Sole. Così, possiamo finalmente dare. Possiamo donare al mondo la nostra essenza, possiamo mostrare la nostra verità, possiamo ESpirare (es = fuori), possiamo portare fuori quello che era dentro. E “potere” è proprio il verbo che accompagna questo centro, il Plesso Solare. “Io Posso” è il suo motto. Il verbo crea, perciò ripetere a se stessi, anche ad alta voce, la frase “Io Posso”, permette a questo centro di risvegliarsi ed attivare tutte le risorse necessarie all’espressione di sé. Un altro modo per attivare questo centro è massaggiare la parte (si trova tra lo sterno e l’ombelico) in senso orario, con olii essenziali. Ci sono anche esercizi Yoga specifici per questo centro. Vi rimando a testi che si occupano nel dettaglio di queste tecniche.

Così, quando desideriamo fare qualcosa ma abbiamo paura, non ci sentiamo adatti, pensiamo di non farcela… pratichiamo un esercizio che risvegli il Plesso Solare. Possiamo pronunciare la frase “Io Posso”, oppure massaggiare la parte o fare dei movimenti. Ognuno di noi usa lo strumento con cui si trova più in sintonia. È importante, sempre, partire da se stessi. Tutti gli esercizi sono utili, ma nessuno è efficace senza un coinvolgimento profondo. È necessaria la disponibilità a mettersi in gioco, ad attraversare le zone oscure, a confrontarsi con il proprio dolore e a superare i nodi che si sono creati nel tempo.

Tutto è possibile, quando lo senti.

Grazie per questo ascolto. Una cosa ancora… Abbiamo detto che ciò che avviene dentro avviene anche fuori, perciò, in relazione al Plesso, all’intestino e al Tarocco XIV, possiamo osservare che, quando i processi alchemici non si sviluppano, quando un’idea resta bloccata, quando un’intuizione viene riposta nel cassetto ed ignorata, ecco che l’intestino manifesta a livello fisico questa scelta. Il corpo manifesta ciò che è stato deciso dalla mente. Tutto quello che resta bloccato nel livello sottile, resta bloccato nel livello denso, fisico. Così, possono svilupparsi allergie (che sono il rifiuto di una parte della vita), mal di stomaco, problemi al fegato, e così via. Le emozioni vengono vissute nel Plesso Solare e qui possiamo dare spazio alla nostra sintesi alchemica, dove emozione, intuizione e pensiero collaborano insieme per la nostra piena realizzazione.

Il Plesso corrisponde al Sagittario, il centauro, colui che, dalla condizione animale, passa a quella umana per puntare al divino.

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Ci sentiamo alla prossima per approfondimenti o altri temi… è sempre gradita la vostra partecipazione. Potete scrivere a info.percorsidiconsapevolezza@gmail.com.

Oggi, quando ho detto ad un’amica che stavo lavorando sul Plesso Solare, lei mi ha chiesto: “È per un seminario?”. Io le ho risposto che era per un articolo… ma… un seminario su questo punto così magnifico del nostro sistema sarebbe molto interessante!! Chissà…

Intanto, se volete leggere altro, vi rimando a questi precedenti articoli che hanno qualcosa in comune con quello che abbiamo detto finora:

Vergogna ed espressione

Madre e Padre – Unire

Corpo Esoterico

 

Buona manifestazione di voi stessi!!

Grazie e a presto.

Rossella

 

 

*  *  *

Amare in uno, in due, in tre…

Cosa significa amare? E’ possibile un reale amore di coppia? Oppure siamo fatti per la poligamia? Quali sono le forme dell’amore? Si tratta di amore quando non ci si vuole impegnare? Come si fa a capire qual è la forma di amore giusta per sé?

Queste e altre domande mi sono state poste da un’amica, che ringrazio per lo spunto, e sono domande che nascono spesso durante la ricerca interiore. Quando si sta uscendo da meccanismi usuali e da modi di pensare stereotipati, si cerca altrove una chiave, un sentiero che sia illuminante. E ogni corrente può essere una possibilità di apertura, di crescita, di liberazione, ogni filosofia apre nuove porte verso nuovi mondi. Ciò che è importante ricordare è che ognuna di esse descrive una parte della realtà e che nessuna può fornire una risposta che sia valida per tutti, perché ogni essere è diverso dall’altro e necessita di esperienze diverse da quelle altrui. La verità risiede all’interno di ogni individuo ed è unica. Così, ognuno vive e vede l’amore a modo proprio e lo esprime nel proprio modo personale.

Come mai è così importante comprendere quale sia la forma di amore adatta per sé?

Siamo fatti per amare, siamo fatti di amore. L’amore è per noi fonte di vita. Trasmettere amore, sentire amore, ricevere amore, muoversi con amore… è il punto essenziale della nostra esistenza.

L’amore ci riconduce a noi stessi, l’amore è la fonte, è l’essenza non definibile, è il succo di ogni cosa, ed è per noi fondamentale. Il primo grande amore è per noi stessi, per il nostro corpo, per la nostra mente, per la nostra anima. E da questo punto, l’amore si estende a quello che facciamo, a quello che mangiamo, alle nostre passioni, alle persone che incontriamo… L’amore per noi stessi ci porta a scegliere con amore le esperienze di vita.

 

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Senza amore per se stessi è impossibile qualunque forma di amore esterna. Senza amore per sé, l’individuo non può amare qualcun altro, non può amare quello che fa, non può amare quello che indossa, non può amare nulla e nessuno, perché lui è l’origine, è ciò da cui tutto parte. E se alla partenza non c’è amore, non c’è amore nemmeno lungo il percorso.

Nel momento in cui l’individuo ama se stesso, egli farà tutto quello che l’amore gli indica, andrà in ogni luogo in cui il suo amore vibra, frequenterà le persone che gli permettono di esprimere questo suo amore.

E nulla di tutto questo è definibile. Non c’è un amore ideale, non c’è l’amore di coppia giusto o sbagliato, non c’è il passatempo che è bene e quello che è male. Ogni persona che sia in contatto con l’amore per se stessa, sa che cosa è bene per lei. E ogni persona ha una sua personale visione dell’amore.

Così, prima di scegliere qual è il modo migliore di amare, se in coppia, in gruppo o variando spesso il compagno, è necessario entrare in se stessi e vivere l’amore dentro di sé, viverlo per sé, dare spazio all’amore per se stessi.

 

Rossella

28.11.2016