Alla ricerca del tesoro

Quello che sto notando in modo crescente è la necessità di ogni persona di ritrovare se stessa e di comportarsi secondo quello che sente.

Sembra scontato, sembra un concetto ormai sentito molte volte nella ricerca spirituale. E così è, per certi aspetti. Eppure c’è un nodo che ostacola la vera realizzazione e dentro a cui le persone iniziano a sentirsi scomode. Quello che spesso manca, nella pratica spirituale, è un vero contatto con la propria interiorità. In nome di dogmi spirituali, di regole prese da un maestro, di imperativi cosmici, si tende a compiere un semplice spostamento da una religione all’altra, da un dio ad un altro, da una disciplina ad un’altra, da un ideale all’altro, divenendo seguaci di questa o quella corrente spirituale, che promette il raggiungimento della luce suprema, facendo del proprio meglio per comportarsi come i dettami di quella corrente impongono. Questa è schiavitù, ben lontana dalla tanto anelata felicità.

Tutto è utile per la ricerca interiore. E tutto è di ostacolo. Dipende da come lo si utilizza.

Togliere dalla parete la foto di Gesù e sostituirla con quella del Buddha non garantisce il successo spirituale. Pendere dalle labbra di qualcuno è pendere dalle labbra di qualcuno, chiunque esso sia. Spostare l’attenzione da se stessi a qualcun altro è spostare l’attenzione da se stessi a qualcun altro. Usare le parole di qualcun altro è usare le parole di qualcun altro. Qualunque sia il filone seguito, esso è esterno alla persona. Proiettare è facile, spesso automatico, e capita di trovarsi ad adorare questa o quella disciplina, trasferendo su di essa la propria forza, lasciandola al di fuori di se stessi come un anelito da raggiungere, un oracolo da seguire, un genitore sempre presente che indica la via, favorendo così il progressivo calo di autostima e l’allontanamento da se stessi.

 

Verso la luce

 

Un buon maestro, una buona disciplina, un onesto messaggero invita sempre la persona a diventare autonoma, non impone regole bensì fornisce nuovi spunti, guida verso una visione liberatoria e suggerisce l’ascolto interiore, affinché la persona possa liberarsi delle idee prese in prestito ed inizi a creare una vita che sia in armonia con il proprio sé.

Per ogni persona la vita è diversa, ci sono impegni, relazioni, desideri, idee e passioni diverse. Ogni persona è unica e nessuna regola, nessuna frase, nessuna preghiera può andare bene per tutti.

Una vera ricerca interiore accompagna verso l’esplorazione di sé, guida nelle zone oscure, fornisce strumenti per affrontare paure, spettri, resistenze. Andare dentro se stessi è dura, emergono vergogne, disagi, ricordi, tradimenti, convinzioni consolidate che spingono nella direzione della chiusura. Quando vai dentro di te, scavi e spesso non sai cosa troverai. Il viaggio è con te stesso e con il tuo vissuto.

In questo viaggio, ritrovi talenti, desideri, passioni e capacità nascoste, messe da parte, che sono rimaste in attesa di un tuo sguardo. Qui avviene la magia, la possibilità di mettere te stesso in quello che fai. In questo momento, quando trovi il tesoro, puoi portarlo in superficie ed arricchire la tua vita.

Il percorso di ricerca è del tutto individuale. Ogni disciplina fornisce spunti, suggerimenti, visioni e strumenti utili per questa ricerca.

Null’altro c’è che andare dentro alla ricerca del tesoro.

 

Rossella

Fiore fucsia

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Chiamateci

Chiamateci fannulloni

noi che abbiamo deciso di non romperci la schiena

per uno stipendio misero e una pensione che non c’è

 

Chiamateci sognatori

noi che immaginiamo un mondo in cui si collabora

e si dà valore ad una stretta di mano che sia uguale per tutti

 

Chiamateci dipendenti

noi che siamo sempre attaccati al cellulare

per cercare contatti, confronti e raccontare le nostre opinioni

inascoltate da chi era troppo preso a lavorare

per costruire un mondo che adesso dobbiamo mettere a posto

 

Chiamateci illusi

noi che torniamo alla terra e coltiviamo, raccogliamo,

differenziamo, curiamo, amiamo, accogliamo

 

Chiamateci bambini

noi che scegliamo di non avere figli perché non c’è cibo

e desideriamo esseri da amare anziché braccia per le nostre fabbriche

 

Chiamateci scansafatiche

noi che ci accontentiamo di un panino malfatto e di un letto storto

pur di portare avanti le cose in cui crediamo

 

Chiamateci perditempo

noi che non diciamo sì alla prima proposta

ed esigiamo il rispetto delle nostre doti più vere

 

Chiamateci stolti

noi che abbiamo fiducia nelle persone anziché nel loro passato

 

Chiamateci come vi pare

noi che stiamo aprendo una nuova porta

 

Noi che avremmo bisogno più del vostro sostegno

che della vostra critica

 

 

Mercoledì 15 marzo 2017

ore 9.26

Rossella Schianchi

 

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Essere nella Materia

Togli il bisogno di avere un fine e goditi quella che sei.

*La materia mi dà preoccupazioni. Forse solo adesso mi concedo di ammetterlo.

Riconoscere è il primo passo per lasciar andare. Riconosci di avere delle preoccupazioni, osservale, dai loro spazio così da poterle vedere. E poi… ridi! Ridi di esse, amale, sorridi e poi lasciale andare. Solo dopo. Ignorarle non è la via per superarle. Chiameranno a voce ancora più alta.

*Grazie. Ma mi sembra ancora poco… Qual è la via per far pace con la materia, per integrarla, per essere IN essa? A quel punto credo che l’espressione armoniosa sia spontanea.

Come prima cosa, togli ogni idea di perfezione. Elimina dalla tua mente ogni immagine, ogni presupposto di perfezione dell’essere illuminato. L’essere illuminato non è perfetto. L’essere illuminato è.

Con l’abitudine ad usare la ragione per i vostri affari, avete incluso la spiritualità in questo modo di interpretare la realtà. Niente di sbagliato, solo non è il modo che vi porta a conoscere voi stessi. La ragione è calcolo, precisione. La natura è saggia spontaneità. Così, amati – questo messaggio è per tutti – togliete prima di tutto ogni idea di perfezione dal vostro desiderio di essere realizzati.

I miti, le leggende… sono costruzioni, sono simboli, le figure che idolatrate sono immagini rappresentative. Non prendetele come VERE, sono simboliche. I vostri miti, le vostre mete, sono immagini, e creano molta illusione.

Così, prima di tutto, togliete l’idea di perfezione. La natura non è perfetta. La natura è profonda, e da quel profondo, si muove. La natura è espressione, è verità allo stato manifesto, spontaneo.

Cercate la perfezione per corrispondere a dei modelli, se non sbagliate non sarete puniti, derisi, abbandonati… se fate tutto giusto – secondo i canoni che avete appreso – vi sarà garantito un posto di rilievo nel mondo, un posto in famiglia.

Quando evitate di dare seguito a necessità di perfezione, ecco che il vostro io è libero, non ci sono vincoli, esso può esprimersi. Non avete più bisogno di corrispondere e potete cominciare ad ESSERE.

Amati, in questo modo, lo spirito si allinea con la materia. In questo modo accade che è la vostra luce a manifestarsi e non più le vostre ombre.

 

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Non c’è una materia GIUSTA per tutti. Ognuno ha le proprie esigenze. Quando queste esigenze non vengono soddisfatte, quando sentite che vi manca qualcosa, significa che viene impedito all’essere di esprimersi. Perché, amate e amati, quello che voi siete, voi create. Quello che avete intorno è la manifestazione di VOI. Non solo del vostro io profondo, ma dell’intero voi stessi, con le paure, i freni, le convinzioni e tutto ciò che vi compone. La realtà visibile vi aiuta a comprendere cosa c’è dentro di voi.

Vi ostinate a chiedere cosa fare nel pratico e vi dimenticate dell’interiore. Come pago questo debito? Dova la cerco la casa nuova? Come è fatto l’uomo giusto per me? Qual è il posto migliore in cui cercare lavoro? Amate e amati, tutte queste cose sono riflessi di voi stessi. Nulla potete trovare fuori che non abbiate trovato dentro.

Volete i numeri vincenti della lotteria, volete sapere dove e come trovare lavoro, chiedete se arriverà l’amore… anime meravigliose che siete, riconoscete di essere i creatori della vostra realtà e muovetevi per liberarvi da tutto quello che ostacola la libera manifestazione di voi stessi.

Siete scontenti? Vi manca qualcosa? Non è il mondo ad essere duro, crudele, spietato, costoso… siete voi che non vi permettete di ESSERE e continuate a corrispondere ad un ideale che credete essere il MODO GIUSTO di comportarsi. Se vivete nella ristrettezza e nella finzione, otterrete ristrettezza e finzione.

Tutto parte da voi.

Amate e amati, non siamo qui per darvi altre regole e dogmi, non siamo qui per dirvi come diventare santi o degni agli occhi del signore, di vostro padre, dei vostri amici, delle persone che avete intorno.

Siamo qui per dirvi come potete ESSERE e nell’essere è incluso il fare, il dormire, il mangiare, il guadagnare, il fare l’amore… l’essere non è statico. L’essere è TUTTO.

Così, amate e amati, sappiamo che ci sono paure, sappiamo che ci sono indecisioni, sappiamo che ci sono dubbi… e voi, anime belle, lo sapete?

Tu, creatura meravigliosa, lo sai di non essere perfetta? Lo sai di avere delle paure?

Lo sai di avere dei dubbi?

E se lo sai, ti CONCEDI di averli? Oppure sei in lotta con essi? Ti arrendi al dubbio, oppure lo combatti? Cerchi di liberarti dal dubbio, dalle paure e dalle insicurezze? Oppure le accogli come parti di te aprendoti ai doni e agli insegnamenti che possono portarti?

Amata, e amato, ti concedi di ESSERE?

J

25.02.2017

Rossella

 

 

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Dopo aver pubblicato questo articolo, mi sono accorta che ce n’è un altro che porta lo stesso titolo… risale ad un anno fa. L’articolo qui sopra, firmato J, è un Dialogo con l’Essenza, tramite la scrittura automatica. Quello di seguito, che risale a circa un anno fa, è una mia riflessione. Abbiamo bisogno di sentirci ripetere spesso gli stessi concetti…

Ecco l’articolo

https://percorsidiconsapevolezza.wordpress.com/2016/03/29/essere-nella-materia/

 

Buona esplorazione.

Rossella

 

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Amare in uno, in due, in tre…

Cosa significa amare? E’ possibile un reale amore di coppia? Oppure siamo fatti per la poligamia? Quali sono le forme dell’amore? Si tratta di amore quando non ci si vuole impegnare? Come si fa a capire qual è la forma di amore giusta per sé?

Queste e altre domande mi sono state poste da un’amica, che ringrazio per lo spunto, e sono domande che nascono spesso durante la ricerca interiore. Quando si sta uscendo da meccanismi usuali e da modi di pensare stereotipati, si cerca altrove una chiave, un sentiero che sia illuminante. E ogni corrente può essere una possibilità di apertura, di crescita, di liberazione, ogni filosofia apre nuove porte verso nuovi mondi. Ciò che è importante ricordare è che ognuna di esse descrive una parte della realtà e che nessuna può fornire una risposta che sia valida per tutti, perché ogni essere è diverso dall’altro e necessita di esperienze diverse da quelle altrui. La verità risiede all’interno di ogni individuo ed è unica. Così, ognuno vive e vede l’amore a modo proprio e lo esprime nel proprio modo personale.

Come mai è così importante comprendere quale sia la forma di amore adatta per sé?

Siamo fatti per amare, siamo fatti di amore. L’amore è per noi fonte di vita. Trasmettere amore, sentire amore, ricevere amore, muoversi con amore… è il punto essenziale della nostra esistenza.

L’amore ci riconduce a noi stessi, l’amore è la fonte, è l’essenza non definibile, è il succo di ogni cosa, ed è per noi fondamentale. Il primo grande amore è per noi stessi, per il nostro corpo, per la nostra mente, per la nostra anima. E da questo punto, l’amore si estende a quello che facciamo, a quello che mangiamo, alle nostre passioni, alle persone che incontriamo… L’amore per noi stessi ci porta a scegliere con amore le esperienze di vita.

 

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Senza amore per se stessi è impossibile qualunque forma di amore esterna. Senza amore per sé, l’individuo non può amare qualcun altro, non può amare quello che fa, non può amare quello che indossa, non può amare nulla e nessuno, perché lui è l’origine, è ciò da cui tutto parte. E se alla partenza non c’è amore, non c’è amore nemmeno lungo il percorso.

Nel momento in cui l’individuo ama se stesso, egli farà tutto quello che l’amore gli indica, andrà in ogni luogo in cui il suo amore vibra, frequenterà le persone che gli permettono di esprimere questo suo amore.

E nulla di tutto questo è definibile. Non c’è un amore ideale, non c’è l’amore di coppia giusto o sbagliato, non c’è il passatempo che è bene e quello che è male. Ogni persona che sia in contatto con l’amore per se stessa, sa che cosa è bene per lei. E ogni persona ha una sua personale visione dell’amore.

Così, prima di scegliere qual è il modo migliore di amare, se in coppia, in gruppo o variando spesso il compagno, è necessario entrare in se stessi e vivere l’amore dentro di sé, viverlo per sé, dare spazio all’amore per se stessi.

 

Rossella

28.11.2016

Come guarire una ferita?

La domanda è sorta grazie all’articolo “Andare verso il padre”, in cui vengono esplorati i meccanismi di reazione alla delusione – e alla conseguente ferita – che il bambino sperimenta nel momento in cui non trova nel padre la guida che sta cercando e di cui ha bisogno per affrontare il mondo.

La ferita rispetto al padre è una ferita come molte altre. Per ogni ferita, per ogni settore della vita, ci sono sfumature diverse, ma una cosa le accomuna tutte: l’origine traumatica. Ed è questa che prenderò in considerazione, restando sull’onda dell’argomentazione padre e dando strumenti che possono essere utilizzati per qualunque ferita.

Una ferita si guarisce anzitutto smettendo di volerla guarire. L’attenzione alla guarigione implica una affermazione di malattia. Può sembrare assurdo, ma è proprio in questo modo che funziona il magnetismo. Quando vuoi una cosa, stai ammettendo che quella cosa non ce l’hai, ed è proprio la mancanza che crei in quel momento. Non puoi raggiungere nessun obiettivo. L’unica cosa che puoi realmente fare è essere consapevole, alimentare il sentimento puro in te e permettere che questo ti guidi.

Sappiamo che la consapevolezza è come una luce, una fiamma che illumina. Così, il primo passo verso la guarigione è la consapevolezza della malattia. Essere consapevoli di avere una ferita è il primo passo per poterla guarire. Sapere di avere una ferita non è sufficiente. Conoscenza e consapevolezza sono concetti diversi, seppur vengano considerati sinonimi. Il sapere è un bagaglio, un’informazione impressa nella memoria, la consapevolezza è il risveglio nel momento presente.

Così, posso essere consapevole della mia ferita nel momento in cui la sento. Solo in quel momento posso esserne consapevole. Negli altri momenti, quando essa è sopita, quando non viene stimolata, io so di averla, ma non ne sono consapevole. E’ una differenza sottile ma essenziale.

Allora, quando una donna si relaziona con il compagno ed egli si comporta in un modo che la fa arrabbiare o che le provoca dolore, la donna può essere consapevole della sua ferita. Solo in quel momento può esserne consapevole. Ad esempio, può riconoscere che il compagno si sta comportando come fece suo padre quando era piccola e quel comportamento le provoca dolore, perché sta risvegliando una ferita generata da una situazione traumatica del passato. In quel momento, la donna può reagire al dolore insultando il compagno, dicendogli che non ci si comporta così, eccetera. Oppure può restare in silenzio ed ascoltare la sua ferita. Ecco che in quel momento le sta dando spazio. In quel momento avviene la guarigione. E la guarigione avviene ogni volta che si è consapevoli.

Ogni volta che permetto a me stessa di ascoltare, ogni volta che il mio dolore trova un ascolto, ecco che la guarigione è in atto, ecco che la ferita diminuisce.

La presenza è lo strumento più grande a nostra disposizione. La presenza è amore, è tutto l’amore che esiste concentrato in quel momento, in quel punto. Ed è la guarigione. La presenza permette all’emozione congelata di sciogliersi e di favorire l’espressione della nostra forza vitale.

 

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Liberazione dell’energia emozionale

 

La creazione avviene attraverso quattro fasi, rappresentante dai quattro elementi.

Fuoco – sentimento

Acqua – emozione

Aria – pensiero

Terra – materia

Il sentimento – fuoco – è il motore, ciò che fa partire tutto. L’emozione – acqua – è ciò che ne consegue e che dà la spinta al pensiero – aria – affinché quel moto abbia un modo per manifestarsi e quindi diventare materia – terra.

Il sentimento è il moto che porta, per esempio, un bambino a correre verso il padre con tutto il suo entusiasmo. Il bambino è mosso dall’amore, dalla fonte, dal fuoco. Non c’è obiettivo, c’è solo sentimento. Succede che il padre non sa accogliere quel moto e rifiuta il bambino. In quel momento, nel bambino, si crea un’emozione – acqua – che condiziona poi il pensiero – aria – che lo porterà a creare situazioni – terra – in linea con tutto il processo, in linea con l’emozione che si è creata. Se il bambino ha provato vergogna, il suo pensiero sarà condizionato dalla vergogna e così tutto quello che lui crea. Questo processo continua a rigenerarsi in automatico finché l’individuo non ne diviene consapevole.

Così, una donna si trova di fronte ad un uomo che non le dà il sostegno che lei chiede. In quel momento, nella donna si risveglia la ferita nata quando il padre non le è stato di sostegno. La reazione automatica può essere di chiudersi, arrabbiarsi, sentirsi frustrata, e così via… Questa reazione aumenta la ferita, perché si basa sulla ferita e quindi la nutre. Se invece la donna si pone in ascolto, entra nel suo dolore, lo sente, lo riconosce, gli permette di esistere, ecco che ha dato vita alla guarigione.

E in quel momento, quando la persona è consapevole, si riconosce, ritorna in se stessa e sa come muoversi, sa cosa fare, sa quali sono le sue reali esigenze e si mette in moto per soddisfarle. Esce dall’attaccamento, slega la dipendenza e diventa autonoma. Quando sei in ascolto, quando senti te stesso, sai quali sono i tuoi bisogni e ti muovi per soddisfarli.

Come ho detto altre volte, quando ci si ostina a volere qualcosa da una data persona, si sta proiettando sulla persona un genitore e ci si mantiene in una condizione infantile. Perché solo il bambino dipende dal genitore ed è chiaro che si disperi quando il genitore non gli fornisce ciò di cui ha bisogno. L’adulto è autonomo. L’adulto interagisce con il mondo esterno, è sempre in relazione con gli altri e con le cose, ma non ne è attaccato. Se una persona non può fornirgli ciò di cui ha bisogno, l’adulto andrà da un’altra. Non c’è attaccamento. C’è libertà.

Riconoscere il tipo di rapporto (dipendente o autonomo) che abbiamo con una data cosa o persona, ci permette di sapere se siamo in una condizione infantile o adulta.

Entrare in contatto con le proprie ferite è doloroso e allo stesso tempo liberatorio. Conosciamo tutti la differenza tra un dolore traumatico e un dolore liberatorio. Il dolore traumatico è causato da una botta, per esempio, da un taglio, da un’invasione. E’ un dolore che si crea in quel momento. Il dolore liberatorio è il dolore trattenuto che si scioglie. Questo avviene quando viene stimolata una parte che contiene dell’energia trattenuta – che causa dolore – al fine di liberare quell’energia.

Un pianto, una confidenza, l’esprimere un dolore trattenuto, sono tutti modi per liberare quell’energia. Affermare “Mi sono sentita delusa da mio padre”, “Mi sono sentito solo quando mio padre non è venuto alla mia prima partita di calcio”, “Ho provato un senso di vuoto quando mio padre non è tornato”, “Mi sono sentito perso quando mio padre mi ha sgridato”,… e così via, permette a quel dolore di liberarsi. Se ci pensate, è raro sentir dire queste frasi. Sono tutte emozioni che sono rimaste dentro, tutte confidenze che hanno bisogno di essere liberate.

Abbiamo detto che un’emozione genera un pensiero. E spesso è quel pensiero che prende il sopravvento. E’ più facile sentir dire “Gli uomini sono tutti egoisti”, piuttosto che “Mi sono sentita sola e abbandonata quando mio padre ha preferito andare a lavorare anziché che stare con me”. La prima frase è il pensiero – aria – che si è creato di conseguenza all’emozione – acqua. La seconda frase è frutto di una consapevolezza.

Mi auguro che tutto questo inizi a diventare più chiaro. Liberare un’emozione è il modo per scioglierla, per alleggerire la ferita, per togliere il motivo per cui la ferita esiste. In quel modo, la ferita può guarire. La ferita guarisce quando viene portata luce all’origine, quando viene portata alla luce l’ombra. L’ombra è la parte di noi che nascondiamo, perché riteniamo dannosa.

 

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L’oscuro, il nascosto, ritenuto dannoso, che è in realtà energia vitale creativa

 

Nel caso descritto prima, può succede per esempio che il bambino crei il pensiero: “Essere entusiasti e correre tra le braccia di un uomo porta solo dolore”. Questo pensiero – aria – è stato generato di conseguenza all’emozione – acqua – e crea situazioni – terra – della stessa frequenza. Così, è probabile che il bambino o la bambina in questione creino situazioni in cui ci sono uomini che li rifiutano. Sono loro stessi ad attrarli a sé, perché hanno quella convinzione. E, a livello più sottile, la ferita sta facendo in modo che loro si rendano conto di averla.

La sofferenza è un ponte, è un segno, è un messaggio dell’io profondo, che porta l’attenzione su un meccanismo distruttivo che si muove in automatico e che può essere smontato con la consapevolezza.

 

La presenza è la chiave. L’ascolto. L’osservazione. Essere presenti a se stessi anziché muoversi in automatico. Riconoscere il proprio dolore e le proprie ferite anziché incolpare gli altri. Portare l’attenzione a sé è il primo passo verso la guarigione.

 

 

Una donna mi scrive:

…d’accordo che noi donne abbiamo delle ferite, ma il maschile è innegabile che è terribile oggi… possiamo curare le nostre ferite, ma per noi. Un uomo che ama una donna, si trova solo nelle più remote poesie.”

In questo commento, possiamo notare una associazione diretta tra maschile e uomo. Come spesso il femminile è associato alla donna.

E’ importante ricordare che il femminile e il maschile sono energie contenute in ogni individuo. Ogni donna e ogni uomo hanno in sé l’energia femminile e l’energia maschile. Quando si identifica l’energia maschile con l’uomo, la si costringe. A maggior ragione, quando si definisce terribile l’energia maschile associandola a uomini che la utilizzano in modo distruttivo, si sta facendo lo stesso con se stessi. Ovvero si considera terribile la propria energia maschile. E visto che la si considera terribile, non la si vuole esercitare e la si tiene nell’ombra. Succede quindi che sia repressa oppure eccessivamente espressa. Ecco perché una donna che considera il maschile e gli uomini terribili attrae a sé e vede quasi solo uomini con una energia maschile terribile. Vede quello che ha dentro di sé. Vede quello di cui è convinta. Attrae a sé ciò che deriva dalla sua ferita.

Se è “innegabile” che “il maschile oggi sia terribile”, è allo stesso modo innegabile che esistono uomini e donne con energie maschili libere, ed esistono uomini e donne con energie maschili compresse. Nulla è assoluto e il mondo è pieno di ogni varietà di caratteri. Quello che una persona vede in prevalenza è quello che ha dentro di sé, è quello che la sua ferita porta a galla affinché possa essere vista.

 

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Specchio l’uno dell’altra, l’incontro per iniziare un viaggio insieme

 

Segue poi una domanda:

Perché oggi il maschile è diventato così squallido? Uomini che non sanno stare vicino, uomini che non amano, uomini che uccidono le donne”

Gli uomini hanno avuto genitori, con i quali hanno vissuto esperienze che hanno portato sia gioie che ferite. Nulla è squallido per definizione (come nulla è vergognoso per definizione, cfr. articolo “Vergogna ed espressione”). Definiamo squallido quello che noi riteniamo tale, in base a quello che abbiamo imparato e abbiamo reso uno strumento di difesa.

Un altro punto interessante su cui mi soffermo poco per non uscire troppo dal tema originario, è l’accanimento sugli uomini, sul loro essere violenti. Ricordo che anche le donne sanno essere violente, anche le donne abusano, anche le donne uccidono, anche le donne insultano e distruggono. L’energia maschile è presente in ognuno di noi. E quando ci sono delle ferite aperte, la persona reagisce in modo automatico, scatenando forze distruttive. Identificare l’uomo come la parte cattiva della società che ferisce la donna è un modo per mantenere la donna in uno stato di vittima, alimentando il concetto del sesso debole. In questo modo, diventa difficile aiutare gli individui a diventare integri e succede che le donne, per farsi rispettare, diventino violente a loro volta. Questo alimenta le ferite di tutti, anziché guarirle.

 

Spesso giudichiamo squallido un comportamento e non ci rendiamo conto di essere squallidi anche noi in altro modo, accusiamo qualcuno di essere assente e poi siamo i primi a non volerci prendere responsabilità, puntiamo il dito contro gli sporchi e abbiamo un cestino della spazzatura interiore saturo da anni… Come dice il proverbio: «Perché guardi la pagliuzza che è nellocchio del tuo fratello, e non t’accorgi della trave che è nel tuo?».

Il mondo esterno è una proiezione di noi stessi, e quando notiamo qualcosa – che ci piaccia oppure ci disgusti – possiamo ritrovarla in noi stessi e permetterle di comunicare il suo messaggio.

In conclusione, posso invitare chiunque a farsi aiutare nel processo di liberazione delle emozioni. Se è vero che la presenza e la consapevolezza sono stati che posso essere agiti solo in autonomia, è anche vero che tutti abbiamo bisogno di una guida, di qualcuno che sappia gestire le dinamiche interiori e che sia al di fuori del nostro dramma così da poterlo vedere ed accompagnarci verso l’uscita.

Quando un’emozione – acqua – viene liberata, si ripristina il flusso naturale, così anche i pensieri – aria – e le azioni – terra – tornano ad essere in sintonia con la fonte – fuoco.

Grazie a chi mi sostiene nella mia ricerca e contribuisce ad arricchirla.

 

Buon viaggio,

Rossella

11.11.2016

 

 

Andare verso il padre

La difficoltà a muoversi nel mondo, a confrontarsi con gli altri, ad affermare se stessi e i propri confini, è riconducibile ad un rapporto difficile con la figura paterna. Resta inteso che per figura paterna si intende il padre biologico allo stesso modo di un suo sostituto.

Quando il bambino è nello stato simbiotico con la madre, ha bisogno solo di lei. Quando questa fase è conclusa, il bambino si stacca per andare verso il padre, che è il suo ponte verso il mondo esterno, colui che può insegnargli a catturare le prede, a confrontarsi con gli altri, a definire i propri confini, a raggiungere i suoi obiettivi. Quando un bambino non trova nel padre una guida verso il mondo esterno, vuoi perché il padre è assente, distratto, lo rifiuta, abbandona, abusa di lui o lo prende per un genitore o un amico, il bambino prova una forte delusione che gli provoca dolore. Nasce una ferita.

Il bambino ha comunque bisogno di un riferimento, così ritorna dalla madre, la quale non è più soddisfacente come prima, perché il bambino ha bisogno di altre cose, e vive un’altra delusione. La madre può essere un surrogato, può mettercela tutta per insegnare al bambino ad andare nel mondo, ma non potrà mai sostituire in pieno la figura paterna, per una semplice questione naturale.

Il padre rappresenta il maschile, l’energia maschile che vive in ogni individuo.

Quando l’individuo non ha ricevuto un adeguato esempio, un accompagnamento, una guida verso la gestione della sua energia maschile, questa resterà menomata, acerba, debole, e l’individuo farà molta fatica a relazionarsi con il mondo in modo soddisfacente.

Inoltre, la delusione provata dal bambino è una ferita che provoca dolore, così il bambino registra che avere a che fare con il maschile è qualcosa che fa male, che porta dolore, che ferisce, e così tenderà ad evitarlo nel corso della sua vita.

Evitare il maschile significa evitare tutti quegli aspetti che hanno a che fare con esso, come appunto l’affermarsi nel mondo, portare avanti progetti, mostrarsi, usare il denaro, essere aggressivi ed offensivi, proteggere il proprio territorio, sostenere le proprie idee. Il maschile ha preso il sopravvento nella nostra società ed ha portato ad una assuefazione – cemento, arrivismo, supremazia, violenza -, andando all’eccesso e diventando distruttivo anziché creativo, perciò è comprensibile come una persona che ha una ferita con il maschile tenda a volersene allontanare. Così nascono le correnti alternative, ecologiche, alla ricerca di uno stato più naturale di vita. Niente di male in questo.

La crepa sta nel fatto che spesso queste correnti nascono da una ferita e sono perciò reazioni, non sono prese di coscienza consapevoli dettate dalla profonda essenza del singolo individuo. Sono correnti che permettono a chi si è sentito ferito di trovare un nido sicuro in cui non dover affrontare quei temi così dolorosi. Scelte personali, tutto è possibile. Quello che nuoce è il fatto che, pur essendo all’apparenza buone cose, quando le azioni arrivano da una ferita, portano la sua matrice, e perciò dolore. Non è l’apparenza che conta, bensì il contenuto.

Gli individui si trovano così a mangiare crudo, vegetale, con le bacchette, arrivando ad attendere che il frutto cada dalla pianta per poterlo mangiare. Fanno di tutto per non essere aggressive, per non ferire. A quel punto, mi chiedo, come pensano di integrare il cibo nel loro corpo? Attendono che il frutto si decomponga spontaneamente distribuendo le sue proprietà nel sangue, oppure lo masticano e lo digeriscono, usando denti e succhi gastrici? Il nostro corpo è aggressivo per natura, i denti servono a rompere, strappare, mordere, i succhi gastrici distruggono. L’energia maschile è dentro di noi.

Sintomi del corpo come difficoltà digestive, problemi ai denti e alle gengive, infiammazioni, allergie, mostrano come l’individuo stia reprimendo l’energia maschile. Il nostro corpo è fatto per distruggere, afferrare, aggredire, imporsi. Sono doti che ha fornito la natura. Allo stesso modo, il nostro corpo è fatto per ricevere, sentire, aprirsi. Un sano equilibrio tra energia maschile ed energia femminile è lo stato auspicabile.

Quando i denti si ammalano è perché non vengono usati, quando le gengive si ritraggono significa che la rabbia è trattenuta, quando la digestione è difficoltosa, quando i succhi gastrici risalgono l’esofago, il corpo sta comunicando una sofferenza nell’aspetto maschile, una necessità di esprimerlo nella vita. Anche le allergie sono campi di battaglia che vengono allestiti all’interno del corpo anziché nella vita. Il corpo comunica e ci ricorda chi siamo.

Un rapporto conflittuale con il denaro, l’odio nei suoi confronti, la difficoltà a guadagnarlo o reperirlo, è sintomo di una difficoltà a relazionarsi con la parte maschile della vita, una paura ad andare nel mondo. Il denaro è stato creato per favorire gli scambi, per rendere più agevole il contatto con l’esterno, con il “fuori da casa”. Quando una persona sta in casa (la casa simbolicamente rappresenta la madre) non ha bisogno di denaro. Infatti, la mancanza di denaro spesso porta le persone a restare a casa, a non uscire. La frase tipica è “Non ho soldi, non posso andare da nessuna parte”, ed è chiaro che è solo una scusa. Quelle persone si privano del denaro per evitare il contatto con il mondo esterno. Sappiamo tutti che possiamo uscire di casa anche senza denaro: possiamo andare al parco, in biblioteca, possiamo andare a trovare un’amica o fare un giro per la città, possiamo passeggiare per i campi e fare molte cose utilizzando il baratto.

La mancanza di denaro non è un reale impedimento a fare le cose, ma la sua mancanza può diventare una scusa per non farle. Così diventa chiaro come l’individuo boicotta l’arrivo del denaro e non sviluppa la sua capacità di reperirlo in modo da avere una scusa per non andare nel mondo e restare nelle braccia sicure delle sue abitudini (madre). Sarebbe più consapevole riconoscere questa difficoltà ed ammetterlo a se stessi, senza usare scuse, confrontandosi con la propria ferita.

Ma il confronto, l’abbiamo detto, è parte dell’energia maschile. Chi ha difficoltà, rancore o ferite con il maschile tende a non confrontarsi con nulla, nemmeno con se stesso, non esprime la propria opinione, dice che va sempre tutto bene oppure si lamenta del sistema, di come va il mondo, ma non fa nulla per cambiare. La lamentela è specchio di una ferita, di un bambino che mostra il suo disagio ma non ha le capacità per fare qualcosa, visto che subisce la situazione.

 

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L’Imperatore – Archetipo del Padre

 

Andare verso il padre significa ritrovare quell’energia maschile, offensiva, aggressiva, territoriale che è propria di ogni individuo e che è necessaria per una vita sana ed appagante. E’ possibile guarire ogni ferita e così anche quella con il padre. Si può non avere un buon rapporto con il proprio padre, ma si può guarire quel trauma originario, in modo da liberare l’energia trattenuta e riconoscerla come benefica.

Tutti abbiamo bisogno di figure di riferimento, siamo emulatori, anche questo fa parte della natura. Perciò, quando una persona non trova nei propri genitori degli esempi da seguire – ed è normale perché il genitore è un essere umano e non un essere onnipotente ed assoluto -, può cercarli altrove, in altre persone. L’adulto si comporta così. Cerca quello che gli serve in giro per il mondo, senza accanirsi sui genitori. Il bambino invece ha bisogno sempre e solo di un’unica figura e si ostina su quella, che è il genitore.

Andare nel mondo è un moto individuale. Ogni individuo può scegliere se farlo con un camper, con l’auto super lusso, a piedi, attraversando i campi o sfrecciando per le autostrade, costruendo tavole di legno oppure scarpe. Non è la forma che conta, bensì la sua energia motrice. Quando un movimento nasce dal cuore, dall’essenza, questo porta con sé la stessa qualità di amore che l’ha originato. Per quello vediamo persone felici che sono molto diverse tra di loro. Non è quello che fanno che le rende felici, è la felicità stessa che ha generato quello che fanno. E quello che fanno è intriso di felicità. Si nutrono e nutrono in un ciclo continuo.

Allo stesso modo, si può scegliere di utilizzare i soldi oppure il baratto, di mangiare carne oppure verdura, di vestire sintetico oppure naturale, di amare un uomo oppure una donna. Sono scelte individuali che non possono essere catalogate come buone o cattive a prescindere, sono tutte espressioni di qualcosa che nasce all’interno dell’individuo. Tutto è simbolo e tutto è disponibile per essere compreso.

Quando si è in contatto con se stessi, è possibile riconoscere nodi e talenti, e favorire quell’alchimia della creazione che è la collaborazione tra femminile e maschile.

 

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L’Arte – o Temperanza – Archetipo del mescolare

 

Rossella

10.11.2016

Cos’è la verità?

La verità è ciò che vibra in sintonia. Non esiste una verità unica per tutti, non esiste LA verità. Per ognuno esiste una verità differente, unica, propria. È vero per te ciò che vibra come te, che da te esce fluido, facile, spontaneo. È vero quello che sei tu, che nasce da te. Quello che è immediato. Può non essere ciò che ti aspettavi, può non corrispondere all’idea che hai di te, può rompere le tue convinzioni su cosa sia giusto e sbagliato. Può farti vedere che sei diversa da come credevi o speravi o ti obbligavi ad essere. Può farti crollare l’illusione di essere perfetta o imperfetta. Può farti vedere che sei rabbiosa quando ti forzavi ad essere accogliente e può farti vedere di essere tranquilla quando pensavi di essere ribelle. La verità può sconvolgerti. Non sempre ciò che è vero è immediatamente accettabile. Però è VERO. Ed è liberatorio. Ti libera e ti riporta a te. È così, la verità rende liberi. E ti riporta a casa.

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