Ma come parli?

Le parole che pronunci (e che pensi) parlano di te. Quello che dici racconta cosa accade dentro di te, qual è il tuo atteggiamento nei confronti del mondo. Hai mai fatto caso alle parole che usi? Ti sei mai chiesta da dove giungono e cosa rappresentano? Oltre al significato letterale, che già dice molto, hai mai fatto caso alla corrispondenza tra il tuo approccio alla vita e le parole che pronunci?

Così come i nostri atteggiamenti, anche le parole sono simboli che rappresentano la nostra interiorità.

L’uso frequente di affermazioni o negazioni, di intercalari, di suoni prolungati, parole specifiche, imprecazioni, volgarità, o all’opposto forzarsi a trovare alternative buone ai vocaboli cattivi, il mangiarsi le parole, parlare velocemente, fare giri eterni per esprimere un concetto semplice, cambiare spesso discorso, rispondere senza aver tenuto conto della domanda, oppure porre una domanda prima di cominciare una frase… Tutte queste abitudini raccontano della persona. Molteplici sono i modi di parlare e i significati che portano con sé.

Ad esempio, ci sono persone che iniziano quasi sempre le loro frasi con “no”.

“Ieri sono andata al mercato, c’era un sacco di gente, ho trovato delle belle stoffe per far ricoprire il divano e poi ho incontrato un’amica che non vedevo da molto tempo… mi piace il mercato, succede sempre qualcosa di interessante!!”

“No….. qui da me il mercato c’è ma ci vado poco, c’è casino, non so dove parcheggiare, poi ci sono sempre le solite cose, mi stufo, poi fa caldo d’estate e fa freddo d’inverno, mi stanco… vado al supermercato, che poi anche lì… non è poi questo granché, ma d’altronde cosa fai, da qualche parte la devi pur fare la spesa… tanto ti avvelenano dappertutto”

 

Parlare

 

Questo esempio porterebbe una moltitudine di osservazioni, sia per il primo soggetto che per il secondo, come per la loro relazione… ma restando sulla negazione iniziale, possiamo vedere come la persona esprime un “no” anche in assenza di una domanda specifica. Il suo è un “no” strascicato, un “no” che afferma la sua negazione per qualcosa. Così come la negazione per la vita. E per se stessa.

Una persona che dice spesso “no”, che si lamenta, che vede solo l’aspetto negativo delle cose, che racconta più che altro di problemi o di cose che non vanno, che smonta qualunque iniziativa, che critica o sottolinea i difetti propri o altrui… è una persona che ha poca fiducia nella vita così come in se stessa.

Vediamo fuori quello che abbiamo dentro.

L’atteggiamento che abbiamo nei confronti della vita determina il tipo di vita che conduciamo. Quando siamo pessimisti c’è poco spazio per le cose belle. Quando ci sforziamo di essere buoni per non essere cattivi, allora avremo dolori e violenze all’interno del nostro corpo oppure le riceveremo dall’esterno. Le parole funzionano allo stesso modo, rappresentano un atteggiamento interiore.

Ora, non si tratta di controllarsi, di obbligarsi a dire certe cose piuttosto che altre… si tratta di essere consapevoli, di ascoltarsi e di accorgersi del proprio modo di parlare, per conoscere di più se stessi e notare qual è l’atteggiamento interiore che si manifesta attraverso la verbalizzazione.

Il verbo crea.

 

“Le parole sono importanti”

Nanni Moretti e Mariella Valentini

da “Palombella Rossa”

 

Buon sproloquiamento!!!! :)))

Rossella

L’importanza di perdere

Quante volte ti è capitato di fallire e sentirti amareggiato? Ti succede di sbagliare e poi darti dell’incompetente? Hai mai affrontato una sfida, accorgendoti poi che non eri in grado di reggerla, ricordando così a te stesso quanto sei incapace o prendendotela addirittura con la vita stessa?

I fallimenti che non accetti nella tua vita possono essere creati da una parte vulnerabile di te a cui non dai spazio e che si manifesta in modo distruttivo attraverso vie alternative, quali perdite o distruzione di cose, depressione, mancanza di lavoro, assenza di relazioni.

Una parte di sé non accettata vive nell’ombra e dall’ombra si manifesta, attraverso sintomi, situazioni e proiezioni distruttive, che hanno lo scopo di dare uno spazio a quella parte e renderla visibile alla persona.

Qualunque situazione vissuta come negativa richiama una parte della persona messa in ombra. La persona la vive come negativa proprio perché ha negato quella parte di sé e per lei risulta difficile ascoltarla.

Nel caso dei fallimenti vissuti come negativi, per la persona è inconcepibile sbagliare, avere bisogno o non raggiungere certi obiettivi, così il fallimento si mostra nella sua vita come proiezione di una vulnerabilità non accettata che ha bisogno di attenzioni e di essere vissuta nel suo aspetto creativo.

 

perdere 2

Quando un fallimento viene vissuto come misura del proprio valore, la persona ha messo in ombra la sua parte vulnerabile, dando spazio solo alla prestazione.

Prendiamo l’esempio di D., cresciuta in una famiglia in cui vigevano motti del tipo: “Non si chiede niente a nessuno”, “Chi fa da sé fa per tre”, “Questa famiglia non ha debiti con nessuno”, “Me la cavo da sola”, “Non ho bisogno di chiedere”, e così via. In questa famiglia veniva prima di tutto il lavoro e D. si trovava spesso da sola, quindi ha imparato ad arrangiarsi e a non chiedere aiuto. Per lei sbagliare era tremendo, perché significava dover rispondere dei suoi errori e inoltre togliere prezioso spazio libero ai genitori, già così impegnati nel lavoro.

Era brava a scuola, in modo da non dare pensieri e i capricci non erano contemplati, così come gli atteggiamenti infantili, tra cui debolezze, fantasie, coccole e bisogno di gioco, giocattoli, favole e divertimenti.

C’era spazio per giocare solo in dati momenti stabiliti e avere delle pretese non era concepito. Ogni cosa andava conquistata e guadagnata.”, sono le parole di D., mentre guarda in basso e ricorda la sua infanzia.

Osservo le sue mani e noto quanto sono dure, nodose, da ostinata lavoratrice… mentre le unghie portano uno smalto rosa ben curato, segno di un desiderio di femminilità e delicatezza ancora vivo.

D. è cresciuta mettendo in ombra la sua parte vulnerabile, femminile, bisognosa, fallibile. A D. non è stato insegnato l’errore, non è giunto l’amorevole gesto del perdono, non è stato dato lo spazio per fare delle prove e conoscere i suoi limiti. Per D. c’erano solo obiettivi da raggiungere.

D. lamenta il fatto di “farsi sempre un mazzo quadrato e non ottenere mai i risultati sperati”.

Lavora, accontenta marito e figli, è sempre gentile con i clienti e ce la mette tutta per fare bene il suo lavoro. Eppure i conti non tornano, non guadagna abbastanza e “ogni tre per due c’è un guaio che mi chiede di sborsare cifre assurde… il più delle volte devo usare i risparmi delle vacanze per riparare qualche danno… così addio vacanze…”

D. si mette a dieta, segue i consigli della nutrizionista, mangia con calma, pesa il cibo, eppure ha la pancia gonfia, il suo intestino è infiammato e si sente debole.

Tutto quello che fa, insomma, si rivela inutile, e tutti i suoi sforzi finiscono in niente. Forse è proprio questo il messaggio del suo io profondo: prendere confidenza con il niente.

luceombra

D. è cresciuta con l’idea dell’obiettivo, della prestazione, del guadagno. Non è stata abituata a prendere con leggerezza la perdita, l’errore, la debolezza. Non si è mai concessa di essere niente, di fare niente, di ottenere niente, di dare niente, di dire niente. La sua vita è sempre stata piena di qualcosa e il nulla era uno spettro da cui stare lontani. Il vuoto, ovvero la sua parte femminile, è stata messa in ombra e si è quindi manifestata in modo distruttivo, per essere vista.

L’ombra resta dietro di noi, non scompare, e continua a vivere “di traverso”, creandoci dei problemi, in modo che possiamo vederla, riconoscerla e integrarla.

La storia di D. è simile a quella di molti altri cresciuti in una società del dopo guerra, della ripresa economica, della produzione e degli imperativi di obiettivo, guadagno, carriera, prestazione. Alcune persone esauste di questo sistema, hanno rinnegato i suoi valori, rifugiandosi nel pacifismo, nell’ascetismo e in altre forme di estremo femminile. Anche in questo caso, c’è una negazione di una parte di sé, che si manifesta in altro modo.

Un grande esempio è dato dal famoso Gandhi, conosciuto per la sua campagna pacifista (o non-violenta, ovvero che nega la violenza). Gandhi era così “pacifico” da martoriare il suo corpo con digiuni e scioperi della fame, imporre ferrea disciplina ai suoi discepoli ed attirarsi una mortale pallottola. Questo dimostra come possiamo dire e fare tante cose, ma è ciò che viviamo a dimostrare quello che abbiamo davvero dentro.

Ci sono altri esempi di persone considerate grandi maestri e poi morte di avvelenamento, infarto, tumore… tutte sintomatologie che parlano di energia vitale repressa e ombra proiettata.

Tornando all’esempio di D. che ci è utile per comprendere lo stato d’animo di afflizione che spesso si prova dopo un fallimento, possiamo vedere come la guarigione stia nel dare spazio alla propria parte sensibile, femminile, vulnerabile, bisognosa, cedendo a se stesse e alla vita, facendosi portare, pur mantenendo il timone, riconoscendo i propri limiti e avendo chiari i propri reali obiettivi, ovvero quelli che permettono di esaudire i desideri dell’anima.

Quello che fa stare bene è l’armonia delle parti, in questo caso di maschile e femminile, ascolto e azione, lavoro e riposo, che collaborano per il miglior beneficio.

Femminile e Maschile

Quindi, non è necessario mollare tutto, rinunciare alle cose, polverizzare il portafogli o abbandonare una vita comoda ed appagante. Ciò di cui abbiamo bisogno è riconoscere noi stessi, le nostre fragilità, i nostri limiti ed arrenderci al fatto di avere bisogno degli altri, di essere diversi da come ci voleva il contesto in cui siamo cresciuti, ed avere desideri anche fantasiosi oppure semplici, di quotidiana vita.

Ci sono donne che amano davvero la casa, ma fuggono da essa perché ricorda loro lo stereotipo della casalinga frustrata, così si obbligano ad essere prestanti, sempre in viaggio e all’opera. Allo stesso modo, ci sono uomini che amano fare molte esperienze ma non se le concedono perché sono stati feriti da padri sempre presi a fare qualcos’altro che non fosse stare con la propria famiglia.

Ognuno di noi ha bisogno di liberarsi dal vissuto, dalle ferite e dalle paure, e ritrovare se stesso, pulito dagli spettri e dai paragoni.

Fallire, dal latino phal = cadere, ci è di aiuto per prendere contatto con l’errore, la notte, la caducità, la morte, la resa… la possibilità di restare a terra, di entrare nel buio e ascoltare che cosa ha da dirci.

Perché la verità sussurra da un angolo remoto del nostro io profondo.

Grazie.

 

Rossella Schianchi

26.7.2017

Fiore fucsia

La Vita allo Specchio

La Vita allo Specchio

Ciò che ci succede è il riflesso di ciò che abbiamo dentro.

airone specchio -

L’inconscio crea ed attrae le situazioni che lo riflettono,

in modo che possiamo vederlo e liberare i suoi contenuti,

portando alla luce l’ombra, ovvero le nostre doti nascoste.

Domenica 2 Aprile 2017

dalle 15.30 alle 18.30

Seminario Esperienziale

La prima parte è dedicata all’interpretazione della realtà come riflesso dell’io.

Il finale di rilassamento accompagna all’ascolto di

parole delle energie sottili, guide nell’esperienza di se stessi nella vita.

Acquamarina

Rossella Schianchi

Medium, Simbologa.

Interpreta i messaggi dell’inconscio attraverso Tarocchi, sogni, eventi, per scoprire cosa sta comunicando l’io profondo e liberarne l’essenza.

info.percorsidiconsapevolezza@gmail.com

Prenotazioni entro Lunedì 27 Marzo

Jungle House. Via Imbriani, 55. Milano. junglehousebovisa@gmail.com

FEMMINILE E MASCHILE INTERIORE – L’ARMONIA DELLA CREAZIONE

FEMMINILE E MASCHILE INTERIORE
L’ARMONIA DELLA CREAZIONE
 
Femminile è l’ascolto
Maschile è l’azione
L’azione ispirata dà vita alla creazione.
Quando femminile e maschile sono in armonia
si manifesta la speciale ed unica individualità
che ci permette di vivere pienamente e realizzare ciò che siamo.
 
Consideriamo l’aspetto femminile e maschile
all’interno di noi e nel contesto collettivo e simbolico
per riconoscerne l’influenza nella nostra vita
ed aprire lo sguardo su come queste due parti
possono collaborare per generare la magnificenza
che è in ognuno di noi e che si esprime nelle grandi imprese
come nei semplici movimenti di ogni giorno
 
Femminile e Maschile
Femminile e Maschile insieme
permettono il costante nutrimento
e l’espressione naturale della persona
 
Ne parliamo a casa di Debora
Giovedì 28 Luglio dalle ore 20
in una serata interattiva con Rossella Schianchi
 
dove i partecipanti sono invitati a stimolare approfondimenti,
porre domande ed essere parte integrante della ricerca.
 
Ingresso a quota libera consapevole
Vestiti comodi
 
Per informazioni e prenotazioni: 327-2128603 Debora
 
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INVITIAMO A LEGGERE L’ARTICOLO
Madre e Padre – Unire
 
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e il blog
 
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Debora Perini Naturopata – Prendersi cura di Sè naturalmente
 
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La tua Radice

non ti serve una identificazione,
perché hai la tua radice
e quella è la tua stabilità,
lì sei tu.
quella è la tua fonte,
la tua anima rigenerante.
quella è la tua base.

quello che accade dopo è l’espressione
e può andare in molte direzioni.

J
12.7.16
Rossella

 

Radici Donna

Vegano-nonvegano… Te Stesso

Questo è il mio commento ad una discussione sul vegano-nonvegano, a cui sono stata invitata a partecipare.

°

Il mio parere non è vegano. Il mio parere è comprensivo di tutta quella che sono.

Dividere per settori e catalogare è un modo per poter additare chi crediamo essere di una sezione sbagliata e così sentirci al sicuro nella nostra categoria, che difendiamo. Quando io so di essere nel giusto e considero qualcuno nello sbagliato, mi sono salvata dai pericoli, sono dal lato dei buoni. E il paradiso è garantito.

Quando riconosco la mia scelta come mia ed unica responsabilità e lascio liberi gli altri di scegliere, sono in una visione globale in cui non esistono il bene o il male. Esiste la libertà di espressione.

La questione alimentare tocca corde sensibili. Si tratta di cibo, anzitutto una fonte di sostentamento, su cui le persone proiettano molto di loro stesse: gli affetti, i ricordi, le ideologie, le paure.
Se manca cibo in tavola, non è solo la fame a farsi sentire. Intervengono la paura di morire, la sensazione di isolamento, la tristezza, il ricordo dei bei tempi andati, …

Così, alla base di una scelta alimentare c’è un significato simbolico che rappresenta una scelta interiore che va oltre l’etica, la morale o la scienza. Le allergie e le intolleranze lo dimostrano in modo chiaro. Si è allergici a quello che il cibo rappresenta, non al componente.

Questo vale per tutte le scelte e per tutti gli atteggiamenti della vita. Ogni scelta ha un significato simbolico ed appoggiarsi alla spiegazione scientifica, etica, morale, è un modo per mettere nella ragione ciò che invece è dell’interiorità.

Quando qualcuno difende strenuamente gli animali degli allevamenti, quando si accanisce contro gli allevatori, sta difendendo una parte di sé, sta proiettando sull’animale una parte di sé che si è sentita trattata male. Sta attivando il gioco di vittima e carnefice.

Accade lo stesso con i bambini. Sui bambini vengono proiettate le proprie emozioni. Così, il genitore cresce il bimbo mettendo se stesso. Quando un genitore tratta il figlio come un laboratorio asettico oppure come un barile in cui scaricare tutto il cibo possibile, sta proiettando delle sue paure, delle sue emozioni.

Il figlio è condizionato dalle scelte dei genitori finché non è adulto e su ciò c’è da mettersi l’anima in pace. Anche quando si trattano i bambini come povere creature indifese, sbandierando ideologie che possono dar loro il meglio, si sta proiettando la propria parte indifesa, il proprio sentirsi vittime, su di loro. Renderli liberi ed autonomi è il grande compito del genitore.

Il mio punto di vista sta nel riconoscere cosa c’è dietro un’affermazione senza attaccarmi all’affermazione stessa.

Hanno ragione i vegani a dire che il corpo umano non è strutturato per digerire la carne e i latticini. Hanno ragione i carnivori a dire che una bistecca non ha mai ucciso nessuno. Appunto, si tratta di ragione. Ma quali sono i motivi che spingono a una certa scelta?

Qui si sta cercando una linea guida che vada bene per tutti. E perché? Perché così siamo tutti buoni e bravi e salvi? Non esiste una linea guida per tutti. E non esistono i buoni o i cattivi. Siamo tutti diversi. Ognuno ha la sua storia, le sue emozioni e le sue necessità.

Vallo a dire a un eschimese che non può mangiare il pesce… vallo a dire a un indigeno australiano che deve mangiare anche un po’ di carne… Ognuno di noi è diverso.

Che l’articolo sia fuorviante l’hanno già detto ed è chiaro. I media tirano acqua al mulino di chi paga. Il punto sta nella scelta individuale consapevole, che nasce dall’aver ascoltato se stessi. Quando la scelta giunge da dentro di me, non ho bisogno di dare spiegazioni. Quando la scelta nasce da una regola a cui mi sto affidando, allora ti spiegherò tutto nei dettagli.

Siamo così abituati a dare ascolto ad altri, a farci dire cosa dobbiamo fare, a dividere il bene dal male, che anche quando cerchiamo sinceramente di farci del bene, cerchiamo una nuova regola a cui affidarci, mentre il grande immenso timoniere saggio e amorevole è dentro di noi. E non siamo abituati ad ascoltarlo.

Tutti cerchiamo di stare bene, è il fine ultimo della vita. Il benessere. E ognuno lo fa a modo proprio. Il nonno di 110 anni morto felice con una vita di sigarette o il vegano morto felice con una vita di carote. Qual è la differenza? Ognuno ha la sua storia e non può esserci una regola per tutti, perché siamo vivi, non siamo macchine.

Ci sono diverse paure: quella della contaminazione, dell’invasione… ce ne sono tante. Ognuno ha le proprie che nascono dall’esperienza. E’ quello il punto. Quando guardi dentro te stesso, quando ti interessa uscire dalle regole imposte e muoverti nella tua naturalezza, riconosci che non esistono il bene e il male, esiste quello che ti piace, quello che scegli, quello che vuoi portare al mondo. Ed è un modo pacifico.

Il contenzioso, come dicevi tu, nasce perché ci si accanisce, perché si vuole avere ragione, perché si ritiene che qualcuno sbagli e si vuole fargli cambiare idea per portarlo dalla propria parte. Perché non è possibile concepire il diverso, per una mente che divide.

Nella vita c’è tutto e la natura lo insegna. Quando ascolti il cuore, sai che esiste tutto e tutto ha libertà di esistere. Definisci i tuoi confini e sai fin dove arrivi tu e fin dove puoi accogliere, sai cosa rifiutare e sai cosa favorire. E’ un moto pacifico. Riconosci la diversità. Riconosci il tutto.

Quando ascolti te stesso, hai trovato la pace. E pace sei. E pace porti.

Grazie.

Rossella

 

Albero e Luce

Madre e Padre – Unire

E’ un periodo, questo, in cui si vuol sentir parlare di obiettivi, di spiritualità, di cose da raggiungere, di cosmo… non si vuol sentir parlare di radici, di terra, di profondità, di essenza, di responsabilità. Si vuole andare verso il cosmo e non si vuole andare dentro se stessi. Si esercita una forza maschile e si ignora quella femminile.

Siamo stati così tanto tempo senza gli uomini, che andavano in guerra, al lavoro, nei campi, in sacerdozio, all’estero… abbiamo fatto il pieno delle donne, delle madri, delle zie, delle nonne, delle suore, sempre presenti, a fare tutto, a chiederci di sostituire chi mancava… abbiamo fatto il pieno delle donne e ci mancano gli uomini.

Mancano alle donne come agli uomini. La figura maschile è mancata e la stiamo cercando da molti anni. Stiamo andando sulla luna, esploriamo il cielo, l’universo, spacchiamo gli atomi, rincorriamo obiettivi, attendiamo un voto, un responso, uno sprono, una gratificazione, cerchiamo qualcuno che ci dia una direzione, chiediamo agli altri che cosa dobbiamo fare. Cerchiamo il padre.

Nel frattempo sfruttiamo la terra, vediamo la materia con brama, pretendiamo che ci venga dato, la terra ci pesa, il denaro ci pesa, le cose materiali ci pesano e siamo così frustrati nella ricerca continua del fare, nello sfinirci verso la spasmodica corsa verso il padre, da stancarci al punto da non vedere lo squilibrio e da chiedere alla madre, alle cose, alla materia, di nutrirci, compensare e sostenerci.

La madre è la terra. Il padre è il cielo. Tutto quello che va verso l’altro corrisponde al padre, tutto quello che va verso il basso corrisponde alla madre.

Da tempo ormai non vogliamo sentir parlare di basso se non in maniera bieca. Tutto quello che è basso è svilente, tutto quello che corrisponde alla terra, alla stabilità, alle radici, all’oscuro – ovvero alla madre – lo troviamo noioso e di poco valore. Allo stesso tempo lo pretendiamo. Mentre tessiamo lodi per il pensiero, le scoperte, gli obiettivi raggiunti, il fare, l’azione – ovvero il padre – stressandoci per raggiungere qualcosa che non sappiamo nemmeno descrivere. Perché manca la radice, perché il movimento parte da una fuga e
non da una stabilità.

Il movimento è maschile e senza la sua radice femminile diventa puro stress.

Ci hanno abituato a vedere le donne come scontate e come meri dispensatori di cibo e sostegno. E così le trattiamo. Allo stesso tempo abbiamo visto gli uomini come conquistatori del mondo. E così li trattiamo.
Vogliamo soldi, ma senza la spiritualità. Oppure tendiamo alla spiritualità negando i soldi. Vediamo sempre uno senza l’altra. Perché?

Perché non abbiamo visto un’armonia tra madre e padre, non abbiamo visto gli uomini e le donne unirsi per collaborare e creare qualcosa insieme.

Abbiamo visto gli uomini andare via da casa per fare la guerra, per andare al lavoro, per inseguire i loro obiettivi. E abbiamo visto le donne fare le manifestazioni, andare contro gli uomini, voler diventare come gli uomini. Abbiamo visto le donne dimenticarsi di accudire la vita. Le abbiamo viste a casa, dimenticandosi di loro stesse.

Non abbiamo visto fiorire le donne. E non abbiamo visto fiorire gli uomini. Abbiamo visto le une contro gli altri. Non abbiamo visto la collaborazione, perciò non sappiamo che esiste e che la possiamo esercitare partendo da dentro noi stessi. Non sappiamo che lo spirito e la materia danzano insieme, non sappiamo che il femminile e il maschile dentro di noi esistono affinché l’energia si muova da una verso l’altro in una continua onda di vita e creazione…

Tutto questo non l’abbiamo visto. L’abbiamo letto, certamente l’abbiamo letto e l’abbiamo sentito dire da molti maestri. Ma non l’abbiamo VISTO.

Noi siamo esseri emulatori. Facciamo quello che vediamo.
Ripetiamo l’esempio di chi è intorno a noi.

Abbiamo visto maestri spirituali senza una compagna. Abbiamo visto donne scienziate e donne medico e donne simbologhe girare il mondo per diffondere le loro scoperte, senza un compagno.

Non abbiamo visto gli uomini e le donne collaborare.

Non li abbiamo visti. E non sappiamo che è possibile.

Vediamo grandi obiettivi raggiunti e vediamo la terra soffrire.

Vediamo involucri di plastica dimenticati sull’erba in nome di un commercio e una de-responsabilizzazione degli individui, in cui “tanto ci pensa qualcun altro”, “a me cosa me ne frega”, “ho altro da fare, non posso pensare a queste cose”. Vediamo un affannoso muoversi alla ricerca di qualcosa, dimenticandosi di cercare se stessi. Vediamo una grandissima rabbia nei confronti della terra – della figura madre – che è stata troppo presente, che viene data per scontata, che non abbiamo imparato ad accudire, da cui pretendiamo e a cui non diamo valore. E allo stesso tempo vediamo l’elogio dell’uomo, dell’irraggiungibile, della missione, della medaglia al valore, del nuovo, del super tecnologico, del fittizio, del fallico, della legge del più forte.

Vediamo uno squilibrio. E lo squilibrio esercitiamo.

Ma stiamo male. E questo è un dono, un immenso segnale per ritrovare l’armonia.

Questa è la salvezza. Unire.

E parte da dentro.

Non l’abbiamo visto fare, se non da pochi. Perciò l’esempio è dato da pochi. Così, possiamo iniziare noi.

Ognuno di noi può iniziare.

Ad ascoltarsi, a dare spazio all’aspetto femminile, a sentire qual è la sua via. E così percorrerla. Senza negare la partenza puntando all’obiettivo. Sapendo che tutto è uno. Che la partenza è l’obiettivo, che uno non esiste senza l’altra. L’obiettivo esiste quando esiste la partenza, altrimenti è puro vagare.

Quando il femminile e il maschile collaborano, viene data vita alla creazione.

Quando maschile e femminile sono insieme, la materia ha un grande valore spirituale e lo spirito si manifesta nella materia. Esse sono INSIEME.

Quando si parte dalle radici, si può andare verso il cielo mantenendo solida la connessione con se stessi e realizzando la propria verità, senza farsi confondere da tutte le arie che tirano…

Questo è possibile mettendo insieme, unendo.

Nessuno vince.

Tutti collaborano, per la vita di tutti.

 

Rossella Schianchi

7.7.2016

 

Femminile e Maschile

La Paura

– come produrre? come aprirmi? come essere regina?

qui ed ora. solo qui ed ora. qui. in quello che senti. qui.

– l’essenza.

tu. non essere altro che te. non forzarti a guadagnare quello che non sei. godi del momento. amalo. ama il momento. sentilo. non sei altrove che qui. qui è il tuo grande immenso potere, qui. ora. ora. questo. il resto sono le aspettative e le proiezioni. qui. ora. qui. ora. il momento. è tutto. tutto è nel momento. nell’istante. qui. questo è il tuo potere. non aspettarti nulla, non forzare nulla, non essere diversa. sei tu. questo è il fondamento.

– “la paura non sei tu” dice un’amica.

dice la verità in parte. tu sei tutto, sei anche la paura. la paura frena il tuo processo creativo perché ti porta nell’allarme. ascoltala, perché ti sta difendendo. poi scegli se ciò da cui ti sta difendendo è davvero pericoloso per te. senti e scegli. hai paura di non arrivare a pagare. da che cosa ti sta difendendo la paura?

– mi sta difendendo da problemi che potrei avere, da brutte figure ed invettive. mi sta difendendo dalla morte. da cattiverie nei miei confronti direi. dall’essere poverella. c’è anche altro che non afferro.

puoi asserire di essere realmente in pericolo fintanto che non ti sei presa un impegno e quando non lo mantieni c’è qualcuno che minaccia la tua sopravvivenza? fintanto che questo non succede, non c’è nulla da cui difenderti, il pericolo non esiste. è solo una tua proiezione. stai nell’ascolto e ogni tuo passo sarà volto verso la creazione di te. nessun pericolo.

– grazie. questa è una bella descrizione della paura.

quando c’è un reale pericolo, come un’auto che sta per venirti addosso, allora non hai dubbi: ti scansi. ecco che la paura agisce per salvarti. la paura esiste come sistema di difesa, usala e onorala. quando si attiva per difenderti da un pericolo che è nella tua mente, allora osserva quel pericolo che è stato generato da altre esperienze in cui NON ERI consapevole. perciò hai creato un pericolo.

SII CONSAPEVOLE

e nessun pericolo porterà la paura ad opprimerti, ma solo a difenderti.

– GRAZIE. grazie con immenso amore.

grazie a te per il tuo tramite. sii.

J
15.6.16
Rossella

 

Paura

Dinamiche sul lavoro

– Domanda sulle dinamiche al lavoro. Perché con i capi uomini c’è una sudditanza come fosse il padre? E con le donne capo cosa cambia? Grazie! R.

la ragione per cui esistono tali dinamiche è presto svelata nel riconoscere come ci si approccia al lavoro senza aver avuto una maturazione in quanto adulti ed autonomi a livello profondo.

la crescita del corpo è isolata da quella del carattere e ancora l’anima è un aspetto a sé.

perciò amati vi trovate ad affrontare il lavoro e le persone nel mondo senza aver ancora affrontato i vostri genitori e le vicende che avvengono dentro casa. portate con voi le strutture della famiglia di origine nelle relazioni di ogni genere. ricercando ancora e ancora quella condizione, per l’appunto, familiare. è quella che conoscete. quello che conoscete vi permette di essere più comodi e di restare nei ruoli che avete scelto di vestire all’interno della vostra famiglia di origine.

avrete spesso sentito dire che un capo è come il padre. qualcuno che dice: “il mio capo è proprio come mio padre”, usando disprezzo o mostrando insofferenza, fa comprendere lo stato di assoggettamento non tanto al padre, bensì al ruolo che la persona stessa ha scelto di coprire e che ancora porta con sé.

in questo momento storico molti stanno comprendendo la necessità di ascoltare se stessi per realizzare una vita felice. è la naturale conseguenza di un periodo in cui le regole stabilivano comportamenti da adottare ad ogni costo, andando oltre ogni opinione personale.

ora, amati, le cose sono molto diverse. molti individui si stanno svegliando, ed insieme a loro altri ancora.

il padre autoritario della società che sta svanendo lo si può ritrovare nei luoghi di lavoro in cui vige la stessa regola. lo si ritrova nelle vesti del capo. come il capo-famiglia. sempre di capo si tratta, sempre di vertice, di superiorità. ed è calzante il termine che hai usato: sudditanza. perché è ciò che accade. ci sono livelli. qualcuno sta sopra, qualcuno sta sotto.

questo avviene a causa dello stato di dipendenza che viene protratto oltre il termine naturale. la dipendenza è naturale nell’infante, nel cucciolo, il quale – passata la fase dell’introduzione alla vita – viene invitato e spinto dal genitore stesso a diventare adulto e crearsi una propria autonomia. amati, questo avviene in modo naturale in natura, tra gli esseri umani persiste invece un essere dipendenti gli uni dagli altri. questo atteggiamento porta peso e priva della libertà.

quando vi approcciate al mondo esterno al nucleo familiare, lo fate con un atteggiamento infantile. nessuno vi ha educato a diventare adulti, perciò continuate ad essere bambini che dipendono da un genitore. ecco la necessità di trovare qualcuno (nelle relazioni, nel lavoro, nelle amicizie) che ricordi il genitore e che si comporti come tale.

ricordati, amato, che ogni individuo porta la propria storia, perciò le sfumature e le differenze sono infinite.

il bambino che si è occupato dei propri genitori tenderà ad occuparsi degli altri a cui delega il ruolo di genitori.

il bambino che è stato del tutto dipendente da uno o entrambi i genitori tenderà a cercare qualcuno che si occupi di lui.

il bambino che aveva liti continue con il padre tenderà ad avere liti continue con il capo sul lavoro o chi con riveste per lui il ruolo di padre.

perciò le situazioni sono diverse. tu hai notato una relazione padre-figlio come sudditanza. ci possono essere altre qualità. tutte che riportano al ruolo che il bambino ha scelto di rivestire per corrispondere alle richieste dei genitori.

queste dinamiche vengono portate avanti finché l’individuo non si sveglia, si desta da questo automatismo ed inizia ad ascoltarsi profondamente.

a quel punto, il movimento cambia e si direziona verso la naturale espressione delle qualità dell’essere.

puoi notare lo stato di rilassatezza di chi ascolta la propria anima e lo stato di tensione di chi segue regole e ruoli pre imposti. è naturale.

così, amato, segui il tuo sentire più profondo e ama quello che esiste intorno a te, perché ti sta mostrando la via verso la realizzazione.

Grazie.

J

5.7.16

Rossella

 

Meditazione lavoro