Emergere

Dalle stalle alle stelle. E’ quello che si aspetta chi si sente nello sconforto, chi sta toccando il fondo, chi si ritrova senza speranze e vorrebbe, in un istante, modificare la propria condizione, essere fuori da quello stato terribile e godere di una condizione agiata e confortevole.

Se è pur vero che tutto è possibile, che alla lotteria si può vincere, che il destino può girare a proprio favore, è anche vero che dietro ad un comportamento di questo tipo si cela un individuo che teme il confronto, che non riesce a compiere un passo alla volta, che teme il giudizio, il fallimento, la vergogna e l’errore. In fondo a tutto questo, c’è la paura di perdere l’amore, l’approvazione, l’appoggio e il sostegno delle persone che l’individuo identifica come fondamentali per la propria sopravvivenza. Ed esiste una sola persona fondamentale per la sopravvivenza dell’individuo: la madre (intesa come chi ne fa le veci). Ogni altra persona, per quanto importante, amata, ricca e divertente, è facoltativa. Questo non significa che non sia preziosa, nutriente e meravigliosa. Significa soltanto che l’individuo, pur con dispiacere, può vivere senza.

Quando un individuo crede che una persona sia fondamentale per la sua sopravvivenza, ne è dipendente, e sta proiettando su di essa la madre.

Rispetto alla guarigione di questo passaggio, dalla dipendenza all’autonomia, rimando ad altri articoli e contesti.

In questo momento pongo l’attenzione sulla difficoltà a muovere i primi passi, ad alzare la testa, se non il posteriore, mettere lo sguardo a se stessi, osservarsi con onestà e prendere delle decisioni, mettendole in pratica.

alba

Fintanto che le idee restano tali e rimangono nella propria mente, si rimane al sicuro, si evitano confronti, giudizi, scontri e anche ripensamenti. Quando ci si mette in gioco, si rischia. Si rischia di perdere, di sbagliare, di accorgersi che bisogna cambiare strada e magari rimettere tutto in discussione. In poche parole, quando ci si mette in gioco, si cresce, si cambia, ci si trasforma. Ed è quello che il bambino, dipendente dalla madre, non vuole.

L’individuo adulto, o nella fase di crescita, si stacca dalle sicurezze fornite da una persona a lui esterna e le costruisce dentro se stesso. Costruire significa un mattone alla volta, significa considerare la situazione, ponderare, decidere, tentare, rifare daccapo se necessario, essere dentro ad un processo in continua mutazione, aperto e disponibile alle novità, che possono essere avverse tanto quanto favorevoli. In che modo l’individuo affronta tutto questo? Come può un individuo essere pronto ad interfacciarsi con quello che arriva se non sa che cosa sia?

L’individuo ascolta se stesso. Questa è la nuova ancora, la nuova sicurezza, il nuovo punto di riferimento. La propria interiorità, l’intuizione, il sentimento.

In una società di tendenza maschile, in cui anche nella spiritualità si sentono motti del tipo “supera i tuoi limiti”, “fallo adesso o mai più”, e simili, l’aspetto femminile di ascolto, intuizione, fiducia nelle sensazioni, viene dimenticato. Eppure, è il punto di partenza.

 

Rossella

Mercoledì 11 Gennaio 2017

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