Dopo Dio, l’Essenza

C’è stato un passaggio dal culto della Dea Madre al culto del Dio Padre. Da un estremo all’altro. Si racconta che gli uomini, stanchi del dominio delle donne durante il periodo matriarcale, si siano ribellati, fondando religioni e culti che adorassero un Dio maschile.

Quando erano al comando, le donne consideravano gli uomini buoni solo per i lavori pesanti e per la riproduzione. Quando ci sono gli uomini al comando, essi considerano le donne buone solo per i lavori di casa e per la riproduzione. E per altri giochi divertenti… così come è presumibile facessero le donne quando lo scettro era nelle loro mani.

In poche parole, non è cambiato nulla.

A livello evolutivo, siamo passati dalle braccia della madre alla ricerca del padre. Guardandola dall’alto, in una visione temporale estesa, possiamo vedere come si stia riproducendo il modello del bambino che prima è in fusione con la madre, poi cerca il padre. Ne abbiamo già parlato (cfr articolo “Andare verso il padre”). Questa società fondata su valori maschili è deludente, così le persone stanno tornando verso la madre, verso la terra, cercano conforto nella rinuncia, nella meditazione, nel cibo naturale, nel silenzio. Così come il bambino, deluso dal padre, torna dalla madre.

Questo comportamento di ritorno alla terra, escludendo i valori maschili, rappresenta uno stato infantile, in cui – dopo la delusione – si ritorna nelle braccia della madre sperando di trovare conforto, negando le qualità maschili che hanno portato sofferenza.

In questo modo, si nega una parte di sé.

Non esiste l’esterno in quanto separato dall’individuo. Esiste l’esterno in quanto campo di applicazione delle qualità interiori e specchio di esse.

La tendenza a estremizzare il contatto con la natura, negando le qualità maschili di concentrazione, focalizzazione degli obiettivi, definizione del territorio, contatto con l’esterno, porta l’individuo a oscurare una parte di sé, vivendo a metà. In questo modo, l’individuo sviluppa sintomi e malanni che rappresentano le sue energie compresse.

Uno stato ottimale dell’individuo si raggiunge quando esso integra in sé tutte le sue parti, quando riconosce il padre e la madre come parti di sé, non come individui esterni, e le fa proprie. Il rimbalzo da uno all’altra è naturale, fa parte del processo di crescita ed evoluzione, il bambino ha necessità di compiere questo percorso. Il punto in cui la nostra società si trova incagliata è nell’accanimento alla ricerca di una approvazione da parte dei genitori, considerando la loro opinione indispensabile per proseguire. Il punto in cui le persone sono incagliate è lo stato infantile in cui vivono, senza saperlo.

La persona vive in stato infantile quando non è in contatto con se stessa e cerca l’approvazione altrui prima di compiere un passo, oppure sente di essere salva quando viene approvata dall’esterno. In altre parole, è dipendente.

E’ un aggancio sottile, non sempre identificabile al primo sguardo, specie nei casi in cui la persona mostra molta forza, intraprendenza e attività. Sono proprio quelli che “non devono chiedere niente a nessuno” ad aver escluso una parte di sé dalla loro vita, visto che il contatto con gli altri, la collaborazione e lo scambio sono indispensabili per una vita completa. Perciò, è utile prendersi il tempo e lo spazio per osservare i propri comportamenti chiedendosi con onestà se in qualche modo essi dipendono dall’approvazione ed opinione altrui oppure nascono in modo spontaneo dal proprio essere.

Tengo a ricordare che per genitore non si intende solo quello biologico o che ci ha allevato. Il genitore è un ruolo, non una persona, perciò può essere il capoufficio, la collega, il vicino di casa, l’amica. Chiunque l’individuo ritenga qualcuno da cui dipendere.

 

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Quando l’individuo riconosce in sé le parti della madre e del padre, quando l’individuo diventa padre di se stesso e madre di se stesso, ecco che può tendere all’Uno, al riconoscimento della propria Essenza.

La madre e il padre sono parti di sé, che collaborano, interagiscono, in quanto componenti di un Tutto più esteso e indefinibile. Nel momento in cui si parla di Dio o di Dea, non si sta parlando dell’Uno, si sta parlando di una parte di sé, che esiste ed è indispensabile, ma non è la Totalità. Può essere utile meditare su queste parti, permettere che emergano, svilupparle e dare loro la forma che rappresenti l’Essenza. L’esclusione di una delle parti allontana l’individuo dal Tutto.

Così, possiamo renderci conto di come la fase evolutiva attuale rappresenti il momento in cui il bambino resta deluso dal padre. Alcuni stanno ancora cercando la sua approvazione e sono coloro che si affannano per raggiungere, per fare, per dimostrare, per scalare le vette del successo. Quelli che l’hanno già fatto, si stanno ritirando tra le braccia della madre, rinunciano ai benefici dell’energia maschile e si rannicchiano nel nido, coltivando il proprio orto lontano dal caos ed evitando di esporsi.

In entrambi i casi non c’è un errore o qualcosa di sbagliato. Non è l’azione in sé a essere buona o cattiva. Ciò su cui porre l’attenzione è l’origine del comportamento, se esso deriva da una ferita, da una identificazione con il bambino, oppure dal profondo sé.

Riconoscendo questo, possiamo comportarci da adulti e integrare la madre e il padre – come tutte le altre parti – dentro di noi, anziché continuare a cercare la loro approvazione, permettendo a queste parti di maturare e orientarci verso l’ascolto dell’Essenza.

L’essere umano ha adorato la Dea (madre), poi ha adorato il Dio (padre). Ora, ha la possibilità di volgere lo sguardo dentro se stesso e riconoscere la Dea e il Dio dentro di sé, integrandoli, mettendoli in comunicazione e dando loro una forma che corrisponda alla propria Essenza, riconoscendo così di essere Uno, appartenente al Tutto.

 

Rossella

19.11.2016

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2 pensieri riguardo “Dopo Dio, l’Essenza

  1. Siamo sempre abituati a giudicare ogni nostra debolezza o dividere per categorie senza capire che la divisione provoca solo dolore. Integrare e unire rende più forti e stabili… Il mito dell’androgino platonico e/o socratico ne è un esempio chiaro…
    Grazie Rossella!

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