Vegano-nonvegano… Te Stesso

Questo è il mio commento ad una discussione sul vegano-nonvegano, a cui sono stata invitata a partecipare.

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Il mio parere non è vegano. Il mio parere è comprensivo di tutta quella che sono.

Dividere per settori e catalogare è un modo per poter additare chi crediamo essere di una sezione sbagliata e così sentirci al sicuro nella nostra categoria, che difendiamo. Quando io so di essere nel giusto e considero qualcuno nello sbagliato, mi sono salvata dai pericoli, sono dal lato dei buoni. E il paradiso è garantito.

Quando riconosco la mia scelta come mia ed unica responsabilità e lascio liberi gli altri di scegliere, sono in una visione globale in cui non esistono il bene o il male. Esiste la libertà di espressione.

La questione alimentare tocca corde sensibili. Si tratta di cibo, anzitutto una fonte di sostentamento, su cui le persone proiettano molto di loro stesse: gli affetti, i ricordi, le ideologie, le paure.
Se manca cibo in tavola, non è solo la fame a farsi sentire. Intervengono la paura di morire, la sensazione di isolamento, la tristezza, il ricordo dei bei tempi andati, …

Così, alla base di una scelta alimentare c’è un significato simbolico che rappresenta una scelta interiore che va oltre l’etica, la morale o la scienza. Le allergie e le intolleranze lo dimostrano in modo chiaro. Si è allergici a quello che il cibo rappresenta, non al componente.

Questo vale per tutte le scelte e per tutti gli atteggiamenti della vita. Ogni scelta ha un significato simbolico ed appoggiarsi alla spiegazione scientifica, etica, morale, è un modo per mettere nella ragione ciò che invece è dell’interiorità.

Quando qualcuno difende strenuamente gli animali degli allevamenti, quando si accanisce contro gli allevatori, sta difendendo una parte di sé, sta proiettando sull’animale una parte di sé che si è sentita trattata male. Sta attivando il gioco di vittima e carnefice.

Accade lo stesso con i bambini. Sui bambini vengono proiettate le proprie emozioni. Così, il genitore cresce il bimbo mettendo se stesso. Quando un genitore tratta il figlio come un laboratorio asettico oppure come un barile in cui scaricare tutto il cibo possibile, sta proiettando delle sue paure, delle sue emozioni.

Il figlio è condizionato dalle scelte dei genitori finché non è adulto e su ciò c’è da mettersi l’anima in pace. Anche quando si trattano i bambini come povere creature indifese, sbandierando ideologie che possono dar loro il meglio, si sta proiettando la propria parte indifesa, il proprio sentirsi vittime, su di loro. Renderli liberi ed autonomi è il grande compito del genitore.

Il mio punto di vista sta nel riconoscere cosa c’è dietro un’affermazione senza attaccarmi all’affermazione stessa.

Hanno ragione i vegani a dire che il corpo umano non è strutturato per digerire la carne e i latticini. Hanno ragione i carnivori a dire che una bistecca non ha mai ucciso nessuno. Appunto, si tratta di ragione. Ma quali sono i motivi che spingono a una certa scelta?

Qui si sta cercando una linea guida che vada bene per tutti. E perché? Perché così siamo tutti buoni e bravi e salvi? Non esiste una linea guida per tutti. E non esistono i buoni o i cattivi. Siamo tutti diversi. Ognuno ha la sua storia, le sue emozioni e le sue necessità.

Vallo a dire a un eschimese che non può mangiare il pesce… vallo a dire a un indigeno australiano che deve mangiare anche un po’ di carne… Ognuno di noi è diverso.

Che l’articolo sia fuorviante l’hanno già detto ed è chiaro. I media tirano acqua al mulino di chi paga. Il punto sta nella scelta individuale consapevole, che nasce dall’aver ascoltato se stessi. Quando la scelta giunge da dentro di me, non ho bisogno di dare spiegazioni. Quando la scelta nasce da una regola a cui mi sto affidando, allora ti spiegherò tutto nei dettagli.

Siamo così abituati a dare ascolto ad altri, a farci dire cosa dobbiamo fare, a dividere il bene dal male, che anche quando cerchiamo sinceramente di farci del bene, cerchiamo una nuova regola a cui affidarci, mentre il grande immenso timoniere saggio e amorevole è dentro di noi. E non siamo abituati ad ascoltarlo.

Tutti cerchiamo di stare bene, è il fine ultimo della vita. Il benessere. E ognuno lo fa a modo proprio. Il nonno di 110 anni morto felice con una vita di sigarette o il vegano morto felice con una vita di carote. Qual è la differenza? Ognuno ha la sua storia e non può esserci una regola per tutti, perché siamo vivi, non siamo macchine.

Ci sono diverse paure: quella della contaminazione, dell’invasione… ce ne sono tante. Ognuno ha le proprie che nascono dall’esperienza. E’ quello il punto. Quando guardi dentro te stesso, quando ti interessa uscire dalle regole imposte e muoverti nella tua naturalezza, riconosci che non esistono il bene e il male, esiste quello che ti piace, quello che scegli, quello che vuoi portare al mondo. Ed è un modo pacifico.

Il contenzioso, come dicevi tu, nasce perché ci si accanisce, perché si vuole avere ragione, perché si ritiene che qualcuno sbagli e si vuole fargli cambiare idea per portarlo dalla propria parte. Perché non è possibile concepire il diverso, per una mente che divide.

Nella vita c’è tutto e la natura lo insegna. Quando ascolti il cuore, sai che esiste tutto e tutto ha libertà di esistere. Definisci i tuoi confini e sai fin dove arrivi tu e fin dove puoi accogliere, sai cosa rifiutare e sai cosa favorire. E’ un moto pacifico. Riconosci la diversità. Riconosci il tutto.

Quando ascolti te stesso, hai trovato la pace. E pace sei. E pace porti.

Grazie.

Rossella

 

Albero e Luce

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