Obiettivi

Sono aperta tutto, a me va bene tutto, qualunque cosa accada va bene… molte di queste frasi vengono spesso ripetute durante il percorso di crescita personale, nel tentativo di favorire una più ampia accoglienza della vita. Intento assai nobile, è certo. Mancante però di una parte fondamentale, ovvero l’azione.

Nello stress dell’aver fatto troppo e rifugiatosi nell’accogliente abbraccio della cultura orientale, il ricercatore occidentale medio, abbandona ogni desiderio, ogni azione, ogni volontà propria, per arrendersi a quella divina.

Dimenticando, per altro, che la volontà divina è la propria. Lo dimentica perché giunge da una cultura secondo cui il dio è qualcosa di esterno, una specie di genitore che provvede a tutto. Così, traslando da una cultura all’altra, magari in tempi brevi, il ricercatore si dimentica di cambiare anche punto di vista, e porta con sé la visione di un dio esterno.

Il maestro e il dio esterni diventano così i nuovi genitori, a cui l’individuo può affidarsi.

Accade poi che dopo un po’ questa visione non soddisfi, essa priva di qualcosa, lascia a bocca asciutta e dona, seppur con estrema utilità, impalpabili risposte. Vogliamo i soldi, la casa, l’automobile, vogliamo realizzare, vogliamo lasciare un’impronta nel mondo. Ma questo viene definito sbagliato e contro lo spirito, perché di sola energia sottile si dovrebbe vivere. E così viene di nuovo permesso al dualismo bene-male di prendere il sopravvento, nonostante il concetto spirituale preveda che il divino tutto include.

Ma cambiare testa non è facile.

Così ci spostiamo dall’ovest all’est, dall’occidente all’oriente, dal maschile al femminile, dall’arrivismo all’arrendevolezza, cambiamo sponda, ci sentiamo un po’ meglio, ma non siamo completi, come è naturale. Stiamo solo dalla parte opposta a quella di prima.

Ciò che ci è necessario comprendere è che siamo composti da più parti, abbiamo in noi l’azione e la stasi, il ricevere e il dare, l’alto e il basso, abbiamo un cuore e un cervello. Abbiamo tutto e il contrario di tutto, e la fatica più grande sta proprio nel far collaborare tra loro le diverse parti che ci compongono.

Avere degli obiettivi è nella nostra natura. Gli obiettivi sono i desideri trasformati in scopi, sono le nostre mete, sono le cose belle che vogliamo creare. Crediamo davvero che l’anima sia giunta qui per starsene immobile? Magari sì. Ma non è la verità per tutti. Non per tutti il culmine dell’esperienza estatica è giacere sotto ad un albero a meditare. Per alcuni può essere stendere la pasta, o scrivere, dipingere, passeggiare, lisciare il legno o aggiustare un motore. Siamo tutti originari della stessa fonte divina, e siamo tutti diversi, proprio perché questa fonte divina possa sperimentare se stessa attraverso il nostro operato.

Gli obiettivi sono i passi che vogliamo compiere nella creazione della nostra vita, sono quelli che attivano la parte costruttrice, sono i nostri intenti messi all’opera, sono le nostre visioni che prendono forma. Avere degli obiettivi è un modo per investire noi stessi in quello che ci piace. La parte attiva di noi necessita di nutrimento come quella passiva. Azione e meditazione sono egualmente importanti.

Nessun giudizio deve attraversare la nostra mente affinché possiamo realizzare ciò che di più magnifico nasce dal nostro cuore.

Rossella Schianchi

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