Bisogni reali o bisogni indotti?

Per natura, siamo portati a soddisfare i nostri bisogni. Quando percepiamo un bisogno, come quello di mangiare, andiamo verso il cibo. Quando ci sentiamo stanchi, andiamo verso il riposo. Alle volte succede, però, che non ascoltiamo i nostri veri bisogni e ci facciamo trascinare verso il soddisfacimento di bisogni altrui.

Come mai avviene questo? Perché corriamo per soddisfare i bisogni altrui e non i nostri?

Lo facciamo perché in realtà, soddisfacendo il bisogno di un altro, soddisfiamo un nostro bisogno, che è quello di essere accettati. Esiste in noi una memoria atavica che è quella dell’appartenenza al gruppo, al clan, alla tribù, fuori dal quale siamo perduti, diventiamo prede e quindi destinati alla morte. Per sopravvivenza, quindi, ci adattiamo all’ambiente che riteniamo essere il nostro clan. O il clan a cui vorremmo appartenere.

La pubblicità, per esempio, si basa proprio su questo principio. “Tu, uomo che stai sul divano e sogni una vita migliore, vuoi appartenere al clan di quelli belli con una chioma folta e che frequentano donne di prima classe?”, sottintendendo che se non appartieni a quel clan, sarai escluso da una vita felice, destinato alla bruttezza e a doverti accontentare di qualche donna di seconda scelta. In questo modo, agendo sulla paura di essere escluso dal clan e sul bisogno di farne parte, la pubblicità induce in te il bisogno dello shampoo e tu ti muovi per ottenerlo.

Questo è un bisogno indotto. Qualcuno si adopera affinché tu senta un dato bisogno e così ti muova per soddisfarlo, comprando il suo prodotto.

Questo modello della pubblicità si presenta in ogni abito della vita.

Vuoi un bel voto? Allora comportati bene.”

“Vuoi la promozione? Allora smaltisci tutte queste pratiche.”

Vuoi lavorare? Allora manda un cv, fai i colloqui e vestiti elegante.”

In ogni ambito della vita, scatta in noi la necessità di appartenere ad un clan, per garantirci la sopravvivenza, e così sottostiamo alle sue regole.

Se è vero che i rapporti umani e sociali sono fondamentali per una vita piena ed appagante, è anche vero che siamo liberi di spostarci da un gruppo ad un altro, da una compagnia ad un’altra, da un clan ad un altro. Viviamo in contesti in cui questo è possibile e la nostra sopravvivenza è garantita da altri fattori. Siamo anche liberi di comportarci in modo spontaneo, sapendo che questo include il pieno rispetto di noi stessi e quindi degli altri.

 

Tribù

 

Quando ci liberiamo dalla paura di essere esclusi dal clan, siamo liberi di comportarci in base al nostro sentire.

Ascoltarsi è il primo passo per percepire i propri reali bisogni, partendo da quelli più semplici, legati alla sopravvivenza, come mangiare, dormire, bere, proteggersi. Da qui in poi, tutti gli altri bisogni giungono con naturalezza, è sufficiente ascoltarsi, seguire il proprio flusso.

Spesso riesce difficile ascoltarsi perché siamo abituati a dare credito a ciò che abbiamo imparato, che abbiamo sentito dire o ci hanno detto gli altri, ovvero il clan a cui vogliamo appartenere.

Succede che percepiamo un bisogno e nell’istante successivo si attivano pensieri che lo inibiscono. “Ma stai solo perdendo tempo”, “No, devo fare altro”, “Sei uno sfigato”, … Questi pensieri servono a mantenerci nel clan a cui abbiamo affidato la nostra sopravvivenza.

Un esempio.

Marco sente il desiderio di scrivere. È un suo bisogno profondo. Si è accorto che quando lo percepisce, si inserisce una voce che gli dice che è una perdita di tempo, che non è poi tanto capace, che deve dedicarsi ad attività serie… La prima reazione è dare retta alle voci e mettersi di buzzo buono a fare quello che si confà ad un “bravo ragazzo”, ovvero la maschera, il personaggio che lui interpreta per essere accettato dal clan, dalla tribù, ovvero dalla famiglia e, in tempi più recenti, dagli amici. Andando in profondità, Marco si rende conto che gli amici sono un riflesso di lui. La sua paura di non essere accolto dal clan e quindi di morire è frutto di esperienze passate. Liberandosi dalla paura di morire dopo l’esclusione dal gruppo, Marco può dedicare tempo alla scrittura e così soddisfare un suo reale bisogno.

Tutte le ragioni che si oppongono al soddisfacimento di un reale bisogno sono scuse, per quanto possano sembrare logiche. In profondità, ognuna di queste ragioni, anche la più nobile, risulta sempre essere frutto di una paura.

Un altro caso importante è quello delle madri, che spesso dicono “Lo faccio per mio figlio”. Andando a fondo, si scopre che in realtà lo fanno per se stesse, per corrispondere all’idea di “buona madre” che è stata loro impartita e che loro seguono per sentirsi al sicuro ed evitare il timore di essere escluse dal clan.

Siamo liberi, liberi di scegliere chi frequentare e quali ideali sostenere. Siamo liberi di muoverci, cambiare e costruire. Ogni pensiero che si oppone a questa libertà è una scusa, frutto di un condizionamento, di una paura ad essere escluso dal clan.

Siamo liberi di ascoltarci e seguire quello che sentiamo.

 

Rossella

6.9.2017

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Obbligati alla felicità

Stai su col morale! Sii felice! Guarda la luce! Sorridi! Illuminati! Vai vanti con coraggio! Esterna la tua gioia! Ama te stesso! Sii in pace con il mondo!

… e l’ombra? La parte oscura? I mostri interiori? Le forze nascoste? La tristezza? La paura? Lo sconforto?…

Quanto spazio c’è, in questo mondo sempre pronto alla prestazione, per tutti quegli aspetti che albergano nella nostra palude interiore?

 

Sorriso finto

 

Ancora una volta, la visione solare, maschile, fallocentrica, ha preso il sopravvento. Anche nella spiritualità, si guarda solo alla luce e ci si dimentica di tutti quegli aspetti che possono essere sì difficili, ma che allo stesso tempo compongono una parte fondamentale dell’essere.

Ci sono emozioni, sentimenti, stati d’animo considerati meno nobili della felicità… eppure sono essenziali per un’esistenza completa. Un individuo è davvero tale quando ha accolto tutte le parti di sé, quando sa che in lui esistono rabbia, tristezza, sconforto, paura, dubbio e vacillamento… un individuo è davvero forte quando ha riconosciuto le proprie radici, che sono composte anche di quegli stati d’animo che pongono un freno, che chiedono riposo, paura, riflessione, ascolto.

L’aspetto sensibile, femminile, intuitivo è spesso rinnegato in favore dell’azione, della fretta, della conclusione, del risultato, dell’ottenimento, dell’arrivo. Il viaggio viene spesso dimenticato. L’ansia da prestazione prende il sopravvento e ci si identifica con il corridore che deve arrivare “primo e meglio” pena l’esclusione dal gruppo, dal clan, dalla vita.

La luce esiste grazie all’ombra. E viceversa. Esse sono Uno.

Osservando intorno, si possono notare i colori, le forme… tutto esiste grazie ad un gioco di luce ed ombra.

 

Sorriso finto tristezza

 

Esistono la gioia, la forza, la voglia di andare, di costruire, di produrre, di manifestare… allo stesso tempo esistono il bisogno di dormire, di pensare, di sentire, di restare quieti… esiste la tristezza, esiste la rabbia, esiste l’odio come esiste l’amore… Essere completi significa essere integri, ovvero essere composti da tutte le parti.

Perciò, ben vengano i pensieri positivi, il coraggio, la voglia di fare, di esserci, di manifestare… ben venga un cuore felice e palpitante… allo stesso tempo che ci siano braccia aperte per le lacrime, il ringhio, la scontrosità, la chiusura e tutte quelle parti che riflettono i nostri limiti.

Perché noi abbiamo confini, siamo entrati in questa dimensione per sperimentare l’immenso in una forma concreta, delineata e tangibile. Tracciare una linea ci permette di dare forma a quello che sentiamo.

 

Grazie.

 

Rossella Schianchi

30.08.2017

Rossella Schianchi – Percorsi di Consapevolezza

www.percorsidiconsapevolezza.wordpress.com

 

Fiore fucsia

 

Ma come parli?

Le parole che pronunci (e che pensi) parlano di te. Quello che dici racconta cosa accade dentro di te, qual è il tuo atteggiamento nei confronti del mondo. Hai mai fatto caso alle parole che usi? Ti sei mai chiesta da dove giungono e cosa rappresentano? Oltre al significato letterale, che già dice molto, hai mai fatto caso alla corrispondenza tra il tuo approccio alla vita e le parole che pronunci?

Così come i nostri atteggiamenti, anche le parole sono simboli che rappresentano la nostra interiorità.

L’uso frequente di affermazioni o negazioni, di intercalari, di suoni prolungati, parole specifiche, imprecazioni, volgarità, o all’opposto forzarsi a trovare alternative buone ai vocaboli cattivi, il mangiarsi le parole, parlare velocemente, fare giri eterni per esprimere un concetto semplice, cambiare spesso discorso, rispondere senza aver tenuto conto della domanda, oppure porre una domanda prima di cominciare una frase… Tutte queste abitudini raccontano della persona. Molteplici sono i modi di parlare e i significati che portano con sé.

Ad esempio, ci sono persone che iniziano quasi sempre le loro frasi con “no”.

“Ieri sono andata al mercato, c’era un sacco di gente, ho trovato delle belle stoffe per far ricoprire il divano e poi ho incontrato un’amica che non vedevo da molto tempo… mi piace il mercato, succede sempre qualcosa di interessante!!”

“No….. qui da me il mercato c’è ma ci vado poco, c’è casino, non so dove parcheggiare, poi ci sono sempre le solite cose, mi stufo, poi fa caldo d’estate e fa freddo d’inverno, mi stanco… vado al supermercato, che poi anche lì… non è poi questo granché, ma d’altronde cosa fai, da qualche parte la devi pur fare la spesa… tanto ti avvelenano dappertutto”

 

Parlare

 

Questo esempio porterebbe una moltitudine di osservazioni, sia per il primo soggetto che per il secondo, come per la loro relazione… ma restando sulla negazione iniziale, possiamo vedere come la persona esprime un “no” anche in assenza di una domanda specifica. Il suo è un “no” strascicato, un “no” che afferma la sua negazione per qualcosa. Così come la negazione per la vita. E per se stessa.

Una persona che dice spesso “no”, che si lamenta, che vede solo l’aspetto negativo delle cose, che racconta più che altro di problemi o di cose che non vanno, che smonta qualunque iniziativa, che critica o sottolinea i difetti propri o altrui… è una persona che ha poca fiducia nella vita così come in se stessa.

Vediamo fuori quello che abbiamo dentro.

L’atteggiamento che abbiamo nei confronti della vita determina il tipo di vita che conduciamo. Quando siamo pessimisti c’è poco spazio per le cose belle. Quando ci sforziamo di essere buoni per non essere cattivi, allora avremo dolori e violenze all’interno del nostro corpo oppure le riceveremo dall’esterno. Le parole funzionano allo stesso modo, rappresentano un atteggiamento interiore.

Ora, non si tratta di controllarsi, di obbligarsi a dire certe cose piuttosto che altre… si tratta di essere consapevoli, di ascoltarsi e di accorgersi del proprio modo di parlare, per conoscere di più se stessi e notare qual è l’atteggiamento interiore che si manifesta attraverso la verbalizzazione.

Il verbo crea.

 

“Le parole sono importanti”

Nanni Moretti e Mariella Valentini

da “Palombella Rossa”

 

Buon sproloquiamento!!!! :)))

Rossella

L’importanza di perdere

Quante volte ti è capitato di fallire e sentirti amareggiato? Ti succede di sbagliare e poi darti dell’incompetente? Hai mai affrontato una sfida, accorgendoti poi che non eri in grado di reggerla, ricordando così a te stesso quanto sei incapace o prendendotela addirittura con la vita stessa?

I fallimenti che non accetti nella tua vita possono essere creati da una parte vulnerabile di te a cui non dai spazio e che si manifesta in modo distruttivo attraverso vie alternative, quali perdite o distruzione di cose, depressione, mancanza di lavoro, assenza di relazioni.

Una parte di sé non accettata vive nell’ombra e dall’ombra si manifesta, attraverso sintomi, situazioni e proiezioni distruttive, che hanno lo scopo di dare uno spazio a quella parte e renderla visibile alla persona.

Qualunque situazione vissuta come negativa richiama una parte della persona messa in ombra. La persona la vive come negativa proprio perché ha negato quella parte di sé e per lei risulta difficile ascoltarla.

Nel caso dei fallimenti vissuti come negativi, per la persona è inconcepibile sbagliare, avere bisogno o non raggiungere certi obiettivi, così il fallimento si mostra nella sua vita come proiezione di una vulnerabilità non accettata che ha bisogno di attenzioni e di essere vissuta nel suo aspetto creativo.

 

perdere 2

Quando un fallimento viene vissuto come misura del proprio valore, la persona ha messo in ombra la sua parte vulnerabile, dando spazio solo alla prestazione.

Prendiamo l’esempio di D., cresciuta in una famiglia in cui vigevano motti del tipo: “Non si chiede niente a nessuno”, “Chi fa da sé fa per tre”, “Questa famiglia non ha debiti con nessuno”, “Me la cavo da sola”, “Non ho bisogno di chiedere”, e così via. In questa famiglia veniva prima di tutto il lavoro e D. si trovava spesso da sola, quindi ha imparato ad arrangiarsi e a non chiedere aiuto. Per lei sbagliare era tremendo, perché significava dover rispondere dei suoi errori e inoltre togliere prezioso spazio libero ai genitori, già così impegnati nel lavoro.

Era brava a scuola, in modo da non dare pensieri e i capricci non erano contemplati, così come gli atteggiamenti infantili, tra cui debolezze, fantasie, coccole e bisogno di gioco, giocattoli, favole e divertimenti.

C’era spazio per giocare solo in dati momenti stabiliti e avere delle pretese non era concepito. Ogni cosa andava conquistata e guadagnata.”, sono le parole di D., mentre guarda in basso e ricorda la sua infanzia.

Osservo le sue mani e noto quanto sono dure, nodose, da ostinata lavoratrice… mentre le unghie portano uno smalto rosa ben curato, segno di un desiderio di femminilità e delicatezza ancora vivo.

D. è cresciuta mettendo in ombra la sua parte vulnerabile, femminile, bisognosa, fallibile. A D. non è stato insegnato l’errore, non è giunto l’amorevole gesto del perdono, non è stato dato lo spazio per fare delle prove e conoscere i suoi limiti. Per D. c’erano solo obiettivi da raggiungere.

D. lamenta il fatto di “farsi sempre un mazzo quadrato e non ottenere mai i risultati sperati”.

Lavora, accontenta marito e figli, è sempre gentile con i clienti e ce la mette tutta per fare bene il suo lavoro. Eppure i conti non tornano, non guadagna abbastanza e “ogni tre per due c’è un guaio che mi chiede di sborsare cifre assurde… il più delle volte devo usare i risparmi delle vacanze per riparare qualche danno… così addio vacanze…”

D. si mette a dieta, segue i consigli della nutrizionista, mangia con calma, pesa il cibo, eppure ha la pancia gonfia, il suo intestino è infiammato e si sente debole.

Tutto quello che fa, insomma, si rivela inutile, e tutti i suoi sforzi finiscono in niente. Forse è proprio questo il messaggio del suo io profondo: prendere confidenza con il niente.

luceombra

D. è cresciuta con l’idea dell’obiettivo, della prestazione, del guadagno. Non è stata abituata a prendere con leggerezza la perdita, l’errore, la debolezza. Non si è mai concessa di essere niente, di fare niente, di ottenere niente, di dare niente, di dire niente. La sua vita è sempre stata piena di qualcosa e il nulla era uno spettro da cui stare lontani. Il vuoto, ovvero la sua parte femminile, è stata messa in ombra e si è quindi manifestata in modo distruttivo, per essere vista.

L’ombra resta dietro di noi, non scompare, e continua a vivere “di traverso”, creandoci dei problemi, in modo che possiamo vederla, riconoscerla e integrarla.

La storia di D. è simile a quella di molti altri cresciuti in una società del dopo guerra, della ripresa economica, della produzione e degli imperativi di obiettivo, guadagno, carriera, prestazione. Alcune persone esauste di questo sistema, hanno rinnegato i suoi valori, rifugiandosi nel pacifismo, nell’ascetismo e in altre forme di estremo femminile. Anche in questo caso, c’è una negazione di una parte di sé, che si manifesta in altro modo.

Un grande esempio è dato dal famoso Gandhi, conosciuto per la sua campagna pacifista (o non-violenta, ovvero che nega la violenza). Gandhi era così “pacifico” da martoriare il suo corpo con digiuni e scioperi della fame, imporre ferrea disciplina ai suoi discepoli ed attirarsi una mortale pallottola. Questo dimostra come possiamo dire e fare tante cose, ma è ciò che viviamo a dimostrare quello che abbiamo davvero dentro.

Ci sono altri esempi di persone considerate grandi maestri e poi morte di avvelenamento, infarto, tumore… tutte sintomatologie che parlano di energia vitale repressa e ombra proiettata.

Tornando all’esempio di D. che ci è utile per comprendere lo stato d’animo di afflizione che spesso si prova dopo un fallimento, possiamo vedere come la guarigione stia nel dare spazio alla propria parte sensibile, femminile, vulnerabile, bisognosa, cedendo a se stesse e alla vita, facendosi portare, pur mantenendo il timone, riconoscendo i propri limiti e avendo chiari i propri reali obiettivi, ovvero quelli che permettono di esaudire i desideri dell’anima.

Quello che fa stare bene è l’armonia delle parti, in questo caso di maschile e femminile, ascolto e azione, lavoro e riposo, che collaborano per il miglior beneficio.

Femminile e Maschile

Quindi, non è necessario mollare tutto, rinunciare alle cose, polverizzare il portafogli o abbandonare una vita comoda ed appagante. Ciò di cui abbiamo bisogno è riconoscere noi stessi, le nostre fragilità, i nostri limiti ed arrenderci al fatto di avere bisogno degli altri, di essere diversi da come ci voleva il contesto in cui siamo cresciuti, ed avere desideri anche fantasiosi oppure semplici, di quotidiana vita.

Ci sono donne che amano davvero la casa, ma fuggono da essa perché ricorda loro lo stereotipo della casalinga frustrata, così si obbligano ad essere prestanti, sempre in viaggio e all’opera. Allo stesso modo, ci sono uomini che amano fare molte esperienze ma non se le concedono perché sono stati feriti da padri sempre presi a fare qualcos’altro che non fosse stare con la propria famiglia.

Ognuno di noi ha bisogno di liberarsi dal vissuto, dalle ferite e dalle paure, e ritrovare se stesso, pulito dagli spettri e dai paragoni.

Fallire, dal latino phal = cadere, ci è di aiuto per prendere contatto con l’errore, la notte, la caducità, la morte, la resa… la possibilità di restare a terra, di entrare nel buio e ascoltare che cosa ha da dirci.

Perché la verità sussurra da un angolo remoto del nostro io profondo.

Grazie.

 

Rossella Schianchi

26.7.2017

Fiore fucsia

Il mese che verrà… Luglio 2017

Luglio è il mese numero 7, Tarocco VII – Il Carro.
 
Il Carro rappresenta il viaggio, interiore ed esteriore. Qualunque viaggio esterno rappresenta un viaggio interiore e qualunque viaggio interiore agisce nell’esterno.
Il Tarocco VII porta al suo interno il XVI – La Torre (16 → 1+6=7).
XVI - La Torre
Ogni viaggio è una distruzione di vecchi schemi costrittivi e apre una nuova visione.
Perciò, che siate in partenza per una vacanza, che stiate pensando di cambiare casa, di modificare il vostro lavoro o spostarvi in qualunque settore della vostra vita, il numero VII vi aiuta in questo passaggio. Il Carro è trainato da quattro animali che si sono scambiati le teste e i corpi in segno di collaborazione. Così, l’invito è di usare tutte le vostre migliori energie per questo movimento, che rappresenta una nuova via sia interiore che esteriore.
 
La domanda è: cosa metti in valigia? Cosa porti con te? Quali sono le doti che ti saranno utili nel nuovo posto in cui stai andando? Qual è la forza dominante che ti permette di stare nel tuo centro?
 
Il mese 7 di quest’anno si inserisce in un anno 10.
2017 → 2+0+1+7=10.
Tarocco X – La Ruota, il cambiamento.
L’abbiamo visto in questo video
 
Perciò questo mese di Luglio, numero 7, dentro a quest’anno 10, diventa 17 (10+7), Tarocco XVII – La Stella, che porta al suo interno VIII – L’Equilibrio (17 → 1+7=8).
La Stella rappresenta la fluidità del seguire la propria via, l’essere canali di energia, ponti tra due sponde, e al suo interno L’Equilibrio ricorda di restare al centro, di non prendere nessuna parte, non farsi carico di cose esterne, e restare leggeri e flessibili.
Considerando tutti questi aspetti, vediamo che…
 
 
QUESTO LUGLIO 2017 CI DICE DI…
 
intraprendere il nostro viaggio interiore ed esteriore valutando, scegliendo e chiamando a raccolta le doti ideali per incamminarci verso la nostra strada, seguendo l’intuito, i desideri e facendoci canali delle immense risorse disponibili dentro di noi e nell’universo.
 
Facciamo attenzione alle opinioni e alle esigenze altrui, perché possono distrarci, appesantire il nostro bagaglio e renderci fragili e stanchi, in un momento in cui è necessario invece essere pieni e ricchi della propria forza.
 
Il viaggio rompe gli schemi, toglie da una situazione per portare verso un’altra, distrugge le convinzioni e crea lo spazio per una visione più chiara ed estesa.
 
Sentirsi tramiti per questo passaggio, conservando uno stato d’animo quieto, pacifico e allo stesso tempo entusiasta ed aggressivo, aiuta ad entrare in modo fluido nella nuova vi(t)a.
 
Questo Luglio 2017 è il tempo giusto, quindi, per mettersi in moto.
 
Buon viaggio!
 
Rossella
 
Rossella e VII
 
 
 
Fiore fucsia

Uomini che hanno paura di ferire

Costretti in uno stereotipo che li vede come il “sesso forte” o come gli stupratori della società, molti uomini sensibili, delicati, amorevoli e pronti a dedicare la loro anima in una vita felice e piacevole, si scontrano con ideali di competizione, arrivismo e dinamicità che li portano a chiudere il loro cuore in un angolo buio dell’animo e spremere il loro essere per conformarsi ed ottenere riconoscimento dal mondo esterno.

Chiusi nella gabbia della forza, della prestanza, del numero uno, gli uomini si sentono costretti a rispondere a richieste che forzano il loro animo, impediscono alla loro vulnerabilità di emergere e li conducono verso una progressiva distruzione, in nome di risultati da dimostrare.

Per molti uomini, la vita non è così. Per molti uomini, la donna non è un oggetto, l’auto migliore non è quella più grossa, la serata ideale non è andare a caccia.

Per molti uomini, la vita è piacere, condivisione, apprezzamenti, prendersi il tempo per scegliere, dare il meglio di sé, starsene tranquilli con un amore tra le braccia. Per molti uomini, il fallo non è un’arma, il corpo è un luogo in cui vivere sensazioni ed emozioni, il successo è costruire qualcosa di bello.

 

Uomo fiore

 

Molti uomini, cresciuti in un ambiente di maschi dominanti, distruttori e despoti, hanno paura della loro forza, hanno paura delle loro idee, hanno paura di fare male, perché hanno visto solo la parte devastante dell’energia maschile.

In questo mondo che vede gli uomini come carnefici e le donne come vittime, esistono uomini che hanno paura di esternare la propria forza, perché hanno avuto davanti agli occhi esempi distruttivi. Così, si tirano indietro, si nascondono, si limitano e si sforzano di essere quello che non sono.

In questo mondo, che vuole il maschio come sempre sicuro di sé e dominatore del territorio, esistono uomini che hanno paura, paura di non andare bene, paura di non essere accolti nella loro sensibilità, paura di non farcela, paura di non poter vivere secondo la propria aspirazione.

In questo mondo, ci sono uomini che sentono di avere un tesoro dentro di sé e vogliono donarlo, condividerlo, regalarlo a chi amano, e temono che questo tesoro non possa essere apprezzato.

Ci sono uomini che hanno paura di ferire, ci sono uomini che piangono, ci sono uomini che ascoltano il proprio cuore.

Ci sono uomini che riescono a superare l’illusione di essere supereroi e iniziano ad essere uomini.

 

Rossella

30.06.2017

Fiore fucsia

Alla ricerca del tesoro

Quello che sto notando in modo crescente è la necessità di ogni persona di ritrovare se stessa e di comportarsi secondo quello che sente.

Sembra scontato, sembra un concetto ormai sentito molte volte nella ricerca spirituale. E così è, per certi aspetti. Eppure c’è un nodo che ostacola la vera realizzazione e dentro a cui le persone iniziano a sentirsi scomode. Quello che spesso manca, nella pratica spirituale, è un vero contatto con la propria interiorità. In nome di dogmi spirituali, di regole prese da un maestro, di imperativi cosmici, si tende a compiere un semplice spostamento da una religione all’altra, da un dio ad un altro, da una disciplina ad un’altra, da un ideale all’altro, divenendo seguaci di questa o quella corrente spirituale, che promette il raggiungimento della luce suprema, facendo del proprio meglio per comportarsi come i dettami di quella corrente impongono. Questa è schiavitù, ben lontana dalla tanto anelata felicità.

Tutto è utile per la ricerca interiore. E tutto è di ostacolo. Dipende da come lo si utilizza.

Togliere dalla parete la foto di Gesù e sostituirla con quella del Buddha non garantisce il successo spirituale. Pendere dalle labbra di qualcuno è pendere dalle labbra di qualcuno, chiunque esso sia. Spostare l’attenzione da se stessi a qualcun altro è spostare l’attenzione da se stessi a qualcun altro. Usare le parole di qualcun altro è usare le parole di qualcun altro. Qualunque sia il filone seguito, esso è esterno alla persona. Proiettare è facile, spesso automatico, e capita di trovarsi ad adorare questa o quella disciplina, trasferendo su di essa la propria forza, lasciandola al di fuori di se stessi come un anelito da raggiungere, un oracolo da seguire, un genitore sempre presente che indica la via, favorendo così il progressivo calo di autostima e l’allontanamento da se stessi.

 

Verso la luce

 

Un buon maestro, una buona disciplina, un onesto messaggero invita sempre la persona a diventare autonoma, non impone regole bensì fornisce nuovi spunti, guida verso una visione liberatoria e suggerisce l’ascolto interiore, affinché la persona possa liberarsi delle idee prese in prestito ed inizi a creare una vita che sia in armonia con il proprio sé.

Per ogni persona la vita è diversa, ci sono impegni, relazioni, desideri, idee e passioni diverse. Ogni persona è unica e nessuna regola, nessuna frase, nessuna preghiera può andare bene per tutti.

Una vera ricerca interiore accompagna verso l’esplorazione di sé, guida nelle zone oscure, fornisce strumenti per affrontare paure, spettri, resistenze. Andare dentro se stessi è dura, emergono vergogne, disagi, ricordi, tradimenti, convinzioni consolidate che spingono nella direzione della chiusura. Quando vai dentro di te, scavi e spesso non sai cosa troverai. Il viaggio è con te stesso e con il tuo vissuto.

In questo viaggio, ritrovi talenti, desideri, passioni e capacità nascoste, messe da parte, che sono rimaste in attesa di un tuo sguardo. Qui avviene la magia, la possibilità di mettere te stesso in quello che fai. In questo momento, quando trovi il tesoro, puoi portarlo in superficie ed arricchire la tua vita.

Il percorso di ricerca è del tutto individuale. Ogni disciplina fornisce spunti, suggerimenti, visioni e strumenti utili per questa ricerca.

Null’altro c’è che andare dentro alla ricerca del tesoro.

 

Rossella

Fiore fucsia

Intervista

 

Intervista a
Rossella Schianchi – Percorsi di Consapevolezza
in occasione del Festival Byt

Conferenza
Oltre l’apparenza
Vedere se stessi in quello che accade
Sabato 24 Giugno 2017
Ore 16.30

Tutta la conferenza stampa su
http://www.kyotv.it

Visita il blog
http://www.percorsidiconsapevolezza.wordpress.com

Chi ha paura della propria forza?

Quanti sono i desideri non realizzati, le parole non dette… quante volte avresti voluto compiere quel passo e ti sei tirata indietro… quante volte hai avuto una brillante idea e non ti sei messo in moto per concretizzarla… Ti sei chiesto come mai? Spesso, è la paura della propria forza a trattenere.

Crediamo di aver paura di fallire, di sbagliare, di essere brutti e spregevoli… e in effetti è anche così… ma andiamo un po’ più a fondo… Perché c’è una resistenza ad emergere, ad essere belli, potenti, realizzati?… Come mai quando si presenta l’occasione di mostrarsi al mondo ci si tira indietro?… Da dove arriva l’abitudine a stare nell’ombra, a creare situazioni in cui ci si può nascondere anziché mostrare?

Creiamo ciò di cui siamo convinti. Possiamo creare solo quello che è dentro di noi. E se dentro di noi c’è la convinzione che la nostra forza sia nociva, ecco che la tratteniamo.

“Stai zitto”, “Stai buono”, “Non fare casino”, “Sii discreto, non farti vedere più bravo degli altri”, “Chi arriva al successo paga sempre pegno”, “Per diventare ricco devi per forza fregare qualcuno”, “Quelle belle sono donne facili”, “Se sei bella non puoi essere anche intelligente. La bellezza sfiorisce, meglio che coltivi il tuo sapere”, “Tutto muscoli e niente cervello”, “Quelli con l’auto grossa devono compensare qualche altra mancanza…”, “Dove ci sono i soldi, non c’è l’amore”, “Per combinare qualcosa di buono devi uscire dal paese”, “Se vuoi realizzarti, devi mettere da parte la famiglia”, “Meglio in piccolo”, … e così via…

Tutte le convinzioni creano la realtà. In fondo, sono convinzioni che hanno permesso l’accettazione e l’accoglienza nel clan di origine, il quale forniva protezione e sopravvivenza. Sono quindi convinzioni a cui possiamo essere grati e che possiamo sciogliere in qualunque momento. Sta a noi scegliere, è la nostra libertà. Liberarsi delle convinzioni non significa perdere affetto, amore, protezione, cibo e casa.

Liberarsi dalle convinzioni significa mettersi in ascolto di se stessi e seguire con fiducia la propria verità, per vivere una vita soddisfacente e stimolante.

 

NARTA DANZA lungo

 

Adesso, dov’è quell’impeto di gioia che ti porta a vivere nel pieno delle tue potenzialità? Dove hai nascosto la voglia di vivere, tutte le tue idee, i sogni e le aspirazioni? In quale angolo buio si cela il tuo talento?

Ritrova quelle parti di te che sono la tua vitalità, il tuo essere speciale, la tua gioia di esistere.

Le donne hanno paura di essere belle perché sono convinte che saranno prese per stupide o per disponibili a tutto. Allo stesso modo, hanno paura di mostrare la loro intelligenza e cultura perché temono di annoiare e così essere escluse. “Perché chi la vuole una donna intelligente…”

Gli uomini hanno paura di essere ricchi e potenti perché sono convinti che questo significhi fare del male, agire con soprusi, schiacciare gli altri e abbandonare gli affetti.

C’è la paura di fare troppo casino, di togliere spazio a qualcun altro, di essere troppo bravi…

Abbiamo più paura di emergere che paura di ritirarci… Così, cominciamo ad andare dentro, ad ascoltare il nostro corpo, a sentire la nostra verità. Iniziamo a congedare le nostre convinzioni, così da creare lo spazio affinché la nostra energia pura possa manifestarsi in tutta la sua semplice e potente verità.

 

Rossella

Fiore fucsia